Il 5 novembre 2025, più di 55 rappresentanti dei sindacati dell’istruzione di tutta Europa si sono riuniti online per discutere un tema urgente: come possono i sindacati dell’istruzione difendere la democrazia in un’epoca segnata dalla crescita dell’estrema destra e da tendenze autoritarie sempre più forti?
L’incontro – presieduto da Odile Cordelier del sindacato francese SNES-FSU – è stato organizzato congiuntamente da SNES-FSU (Francia), FENPROF (Portogallo) e FLC CGIL (Italia). Ha rappresentato uno spazio raro per condividere esperienze concrete, analizzare gli sviluppi politici e individuare strategie pratiche per contrastare gli attacchi ai valori democratici, ai diritti dei lavoratori e alla stessa scuola pubblica.
In un momento in cui l’Europa assiste a un profondo arretramento democratico, i partecipanti hanno rilanciato un messaggio chiaro: l’educazione è un pilastro della democrazia, e i sindacati dell’istruzione hanno la responsabilità – e il potere – di difenderla.
L’incontro si è aperto ricordando che idee e pratiche autoritarie si stanno diffondendo rapidamente nel continente. In diversi Paesi, i partiti di estrema destra hanno ottenuto successi elettorali senza precedenti, influenzando l’agenda politica anche quando non sono al governo.
Il professor Alexander Gallas della Frankfurt University of Applied Sciences ha descritto la situazione tedesca come “la più pericolosa dal 1945”, con l’AfD in testa ai sondaggi insieme ai conservatori. Ha sottolineato una tendenza preoccupante: le forze centriste adottano sempre più spesso retoriche della destra radicale, soprattutto su immigrazione, sicurezza e identità nazionale. Questa “erosione interna della democrazia” — ha avvertito — rafforza l’estrema destra anziché indebolirla.
Una dinamica visibile ben oltre la Germania.
In tutta Europa, idee autoritarie stanno rimodellando le istituzioni, limitando le libertà civili e normalizzando narrazioni escludenti.
Uno dei contributi più innovativi è arrivato da Malika Borbouse del sindacato belga ACV-CSC, che ha presentato un escape game premiato a livello europeo e progettato per aiutare studenti e lavoratori a riconoscere e contrastare le ideologie di estrema destra.
Nato come esperimento formativo, il gioco è diventato rapidamente uno strumento nazionale. Attraverso sfide interattive, testimonianze emozionanti e gesti simbolici come la consegna di spille con il triangolo rosso, l’attività aiuta i partecipanti a comprendere come paura e divisione possano essere sfruttate politicamente.
Le scuole di tutto il Paese hanno accolto con entusiasmo questo strumento, invitando attivisti sindacali a sostenere la cittadinanza democratica e il pensiero critico. Come ha affermato Borbouse, “Non sono le nostre differenze a dividerci; sono le nostre paure. Questo è il momento di essere più coraggiosi e più uniti che mai.”
Il sindacato degli insegnanti ungherese PSZ ha presentato uno dei rapporti più allarmanti. La loro documentazione mostra come l’ideologia dell’estrema destra abbia trasformato profondamente il sistema educativo negli ultimi dieci anni.
I partecipanti hanno ascoltato di:
- Centralizzazione aggressiva di curricoli, fondi e amministrazione
- Revisionismo storico e valorizzazione di figure del periodo fascista
- Espansione delle scuole religiose, che escludono gli studenti svantaggiati
- Privatizzazione e controllo politico dell’istruzione superiore e della ricerca
- Gravi restrizioni al diritto di sciopero e all’attività sindacale
- Sorveglianza degli insegnanti, campagne diffamatorie e clima di paura
Questa “svolta conservatrice” ha smantellato l’autonomia professionale e indebolito la supervisione democratica. L’esperienza ungherese è un avvertimento su quanto rapidamente un governo possa rimodellare l’istruzione per adattarla a una visione autoritaria della società.
Graziamaria Pistorino ha rappresentato all’evento la FLC CGIL raccontando del caso italiano sotto il governo Meloni. Pistorino ha mostrato come anche in Italia siano state introdotte misure che minano principi costituzionali e controlli democratici, nel settore dell’istruzione e non solo.
Tra i punti principali:
- Un decreto sicurezza che limita gravemente il diritto di protesta e criminalizza le manifestazioni sindacali
- Una “legge bavaglio” che riduce la libertà di stampa
- Pressioni sui media pubblici
- Tentativi di influenzare l’indipendenza della magistratura
- La Legge sulla Semplificazione 2024, che concentra il potere nelle mani dei dirigenti scolastici e riduce il ruolo gli organi collegiali
- Nuovi curricoli che ripropongono una visione nazionalista e identitaria della storia
- Scarsi investimenti nella scuola pubblica, bassi salari e precarietà diffusa
Secondo Pistorino, queste misure segnano un ritorno a un modello scolastico autoritario che indebolisce pluralismo, partecipazione democratica e pensiero critico.
Jelmer Evers, della confederazionee europea dei sindacati dell’istruzione, ETUCE, ha evidenziato come le tendenze autoritarie si intreccino con deregolamentazione digitale, disinformazione, attacchi alla libertà accademica e erosione dei diritti dei lavoratori.
Ha sottolineato che i sindacati dell’istruzione devono:
- Rafforzare la formazione professionale legata a democrazia e cittadinanza
- Sviluppare campagne su curricolo, pedagogia e media literacy
- Creare alleanze sociali più ampie
- Investire in ricerca, scambio internazionale e organizzazione
- Sostenere l’attivismo democratico tra i membri
Evers ha ricordato che difendere la democrazia è inseparabile dal difendere l’istruzione pubblica, l’autonomia professionale e la libertà di insegnamento.
Nel suo intervento, John MacGabhann, presidente dell’ETUCE, ha invitato i sindacati a sviluppare strategie proattive, credibili e basate sulla speranza per rispondere all’attrattiva dell’estrema destra. Richiamando le lezioni di Ungheria, Stati Uniti e altri Paesi, ha sottolineato che i lavoratori vogliono risposte concrete su casa, servizi, salari e disuguaglianze. MacGabhann ha anche invitato i sindacati a evitare divisioni e purismi ideologici: “Questo è il momento di unire le forze… dobbiamo riconquistare la fiducia delle persone e parlare con umiltà a chi si sente escluso.”
Nelle sue conclusioni, Manuela Mendonça ha sottolineato come le idee autoritarie si stiano estendendo a partiti tradizionali. Mendoça ha ricordato la necessità che i sindacati europei restino connessi, condividano strategie e resistano alla normalizzazione delle idee dell’estrema destra. Ha sottolineato che contrastare queste derive è “un compito complesso e impegnativo”, ma che i sindacati dell’istruzione sono in una posizione unica per farlo- soprattutto sostenendo i giovani nello sviluppo del pensiero critico, dell’empatia e del senso del bene comune.
Un questionario sarà condiviso dopo l’incontro per definire i prossimi passi e possibili iniziative comuni a livello europeo.
L’incontro si è chiuso con un messaggio chiaro e carico di speranza: la democrazia può essere difesa – ma solo se agiamo insieme. Difendere la democrazia significa difendere la scuola pubblica – e difendere la scuola pubblica significa offrire a ogni studente gli strumenti per comprendere, partecipare e immaginare un futuro migliore.
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Intervento di Graziamaria Pistorino
– Attacchi alla democrazia e ai diritti dei lavoratori in tutti i settori dell’istruzione, con particolare attenzione a qualsiasi legislazione antisindacale.
– Impatto dei discorsi di estrema destra e populisti su insegnanti, educatori in generale e studenti.
Il governo Meloni è in carica in Italia da tre anni. Molti interventi normativi antidemocratici minano principi e diritti costituzionali, mancando sempre di confronto e dialogo sociale.
Il decreto sicurezza, che è stato approvato nel 2025 bypassando il Parlamento, ha inasprito le pene per chi blocca strade e ferrovie durante le manifestazioni, comprese quelle organizzate dai sindacati per le vertenze sindacali. Mentre il ministro dell’Interno ha accusato la Cgil di incitare alla “rivolta sociale”, soprattutto per le recenti manifestazioni in ambito internazionale come lo sciopero generale del 3 ottobre a Gaza, la Human Rights Watch ha espresso forte preoccupazione, affermando che il decreto sulla sicurezza mina gravemente i diritti fondamentali, compresa la libertà di protestare pacificamente.
Inoltre, il governo Meloni ha attaccato la libertà di stampa e il pluralismo dell’informazione. La cosiddetta “legge bavaglio” vieta la pubblicazione di ordini di custodia cautelare, con gravi limitazioni al diritto all’informazione per l’opinione pubblica. Il controllo sulla televisione di Stato è sempre più soffocante. Anche l’Economist ha riferito che i nuovi regolamenti consentono ai ministri di avere più spazio rispetto all’opposizione.
Le misure adottate in materia di giustizia riducono l’indipendenza dei giudici e li sottomettono al potere politico; il progetto di separazione delle carriere è, infatti, un tentativo di controllare i magistrati per legarli alla politica.
La legge di semplificazione del giugno 2024 è un attacco specifico alla democrazia e ai diritti dei lavoratori nel settore dell’istruzione e interferisce con la struttura democratica del sistema educativo. La legge conferisce al ministro un ampio mandato per riorganizzare gli organi di governo della scuola, con i presidi che detengono la maggior parte del potere. A partire dalla Rivoluzione Culturale del ’68, gli organi collegiali rappresentano uno spazio di democrazia e partecipazione per studenti, genitori e personale scolastico. Altrettanto grave è l’attacco a università, conservatori, accademie ed enti di ricerca, dove il governo vorrebbe intervenire sullo status giuridico ed economico del personale con lo strumento dei decreti legislativi, ignorando i legittimi tavoli di contrattazione e il dialogo sociale.
Il disegno di legge sulla valutazione e la valutazione della condotta ha un approccio basato su valutazioni punitive con strumenti insufficienti per affrontare il disagio giovanile, con la rinuncia al recupero educativo e il ritorno a una scuola autoritaria, basata sulla competizione e sulla punizione, invece che sull’educazione e la solidarietà.
I nuovi curriculi del primo ciclo educativo, le “Indicazioni Nazionali”, si ispirano a una scuola antiquata, quasi un ritorno al sistema scolastico di Mussolini. In realtà, le nuove indicazioni sono nazionaliste, identitarie ed etnocentriche. Ad esempio, la frase: “solo l’Occidente conosce la storia” è un concetto assurdo in una visione della storia che assume la complessità contemporanea, è un vero e proprio tentativo di controllo della conoscenza.
Insomma, il governo Meloni sta distruggendo le scuole pubbliche e imponendo un approccio didattico e valoriale che trascura il pluralismo e il pensiero critico, oltre a non prevedere investimenti adeguati: registriamo stipendi bassi e un alto numero di lavoratori precari. L’obiettivo della FLC CGIL è quello di difendere una scuola democratica, inclusiva e aperta, in linea con i valori della Costituzione della Repubblica.






















