Nella legge di bilancio 2026 arriveranno nuove risorse per assumere ricercatori nelle Università e negli Enti Pubblici di Ricerca, secondo un emendamento proposta dalla maggioranza di governo.
Tra quest’anno e il prossimo anno sono scaduti o scadranno complessivamente oltre 9.000 RTDa, oltre 23.500 Assegni di ricerca e alcune migliaia di Tempi determinati, Borse di ricerca e altre varie figure. Cioè, sono scaduti o in scadenza oltre 35.000 contratti precari, tra cui 7.200 RTDa ancora in ruolo. Di questi sono stati assunti con risorse del PNRR oltre 2.600 RTDa, migliaia di AdR e diverse centinaia di TD. La notizia di un piano straordinario, dopo mesi di mobilitazioni che hanno attraversato atenei ed enti, era quindi attesa. La lettura dell’intervento reale non può però che produrre delusione e sconforto.
Prima di vederlo, è utile ricordare che l’articolo 1 commi 825 e 826 della legge 30 dicembre 2024, n. 207 (bilancio 2025) prevedeva per il 2025 un blocco del turn over dei professori universitari al 75%, che per il 2026 si trasferiva ai ricercatori nelle università e negli enti pubblici di ricerca. Questo blocco ha previsto per il 2025 una perdita per gli atenei di circa 50 milioni di euro e dal 2026 dovrebbe prevedere almeno 65 milioni di euro di trasferimenti annui dal sistema università e ricerca al MEF.
Per quanto riguarda l’università è poi utile ricordare che lo scorso anno l’articolo 15, comma 1-quinquies del Decreto-legge 31 maggio 2024, n. 71 aveva cancellato la coda del cosiddetto “Piano straordinario Messa” (articolo 1, comma 297 della legge 30 dicembre 2021, n. 234), destinando agli aumenti stipendiali del personale 50 milioni di euro dal 2025 e altri 50 milioni dal 2026 che dovevano esser invece dedicati all’assunzione di nuovi professori, ricercatori e personale tecnico amministrativo in deroga alle facoltà assunzionali (cioè, aumentando gli attuali organici degli atenei).
Oggi invece per l’università si prevede un finanziamento aggiuntivo di 50 milioni di euro in due anni (solo poco più di 11 dal 2026, poco meno di 39 dal 2027) per co-finanziare al 50% posizioni da Ricercatori in tenure track, che per più del 50% dovranno però essere pagate dagli atenei entro le proprie facoltà assunzionali, cioè nel quadro degli attuali organici (il meccanismo previsto assegna infatti all’ateneo un carico di 0,45 punti organico, considerando la quota di 0,2 per la progressione a professore associato totalmente a carico delle diverse università).
Questi bandi non saranno però aperti a tutti/e, ma saranno riservati solo a chi ha avuto un contratto RTDa con scadenza nel 2025 o nel 2026, escludendo chi ha terminato il proprio negli anni precedenti (a partire dai 1.500 ricercatori precari del Piano Nazionale Ricerca, scaduti negli ultimi mesi del 2024) e le migliaia di Assegnisti di ricerca con anni e anni di rapporti precari. Così, si tagliano aspettative e speranze di larga parte del precariato storico.
La metà di questi concorsi saranno riservati a RTDa PNRR.
Per le università non statali si aggiungono altri 2 milioni di euro in due anni (stesse proporzioni), con lo stesso scopo e modalità. A nostra memoria è la prima volta che si prevede un piano straordinario anche delle università non statali, cofinanziando cioè posizioni anche in atenei privati, tra l’altro con risorse che potranno permettere in questi atenei di assumere tutti i ricercatori PNRR (contrariamente a quelli pubblici).
In termini concreti, significa quasi 500 posizioni per il 2026 e intorno alle 1.100 per il 2025 (intorno alle 1.600 nel complesso, a cui si aggiungono una sessantina negli atenei non statali), che dovranno però trovare spazio nella programmazione degli atenei (per più di metà). Non a caso, si prevede già che ci possano esser risorse non utilizzate per questo misero pianetto straordinario e le si destina, per ogni evenienza, ad integrazione della quota base del Fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO).
Per gli Enti di ricerca si prevede quasi 8,8 milioni di euro in due anni (quasi 7,3 dal 2026 e 1,5 dal 2027) per assumere personale ricercatore e tecnologo con le stesse modalità di cofinanziamento (50% nelle facoltà assunzionali degli enti) e anche qui una riserva del 50% dei posti per i precari PNRR in ruolo al 30 giugno 2025. In termini concreti, si tratta di circa 240 posizioni, ma anche in questo caso, non a caso, si prevede già che ci possano esser risorse non utilizzate e le si destina, per ogni evenienza, ad integrazione del Fondo Ordinario Enti ed Istituzioni di Ricerca (FOE).
Qui è forse utile ricordare che la legge di bilancio dello scorso anno (articolo 1, comma 591, della legge 30 dicembre 2024, n. 207), grazie all’intervento delle opposizioni parlamentari, prevedeva per il solo CNR uno stanziamento a regime di 10,5 milioni di euro per l’assunzione di ricercatori, tecnologi, tecnici e personale amministrativo, usando però in questo caso le procedure di stabilizzazione previste dalla cosiddetta “Madia” (articolo 20, commi 1 e 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75). La maggioranza di governo oggi destina a tutti gli enti di ricerca meno risorse, per di più a cofinanziamento, impiegando tra l’altro con questo meccanismo di cofinanziamento risorse degli enti su concorsi aperti che potevano invece esser destinati a stabilizzare i precari attraverso le procedure della Madia.
Insomma, a fronte di oltre 10.000 precari PNRR in espulsione da università ed enti di ricerca, di cui oltre 2.600 RTDa e oltre 300 TD, a fronte degli oltre 7.200 RTDa ancora in ruolo e in scadenza nei prossimi due anni, a fronte dei 100 milioni di tagli attuati nel 2024 sul Piano straordinario Messa e di un intervento garantito dalle opposizioni lo scorso anno per il solo CNR di 10 milioni di euro, si prevede oggi un intervento parziale per 1.900 posizioni, sostanzialmente finanziato con le risorse provenienti dal taglio del turn over deciso nella legge di bilancio dello scorso anno, di cui già oggi non si è sicuri che saranno effettivamente tutte bandite per la necessità di un cofinanziamento nel quadro degli attuali organici.
Delusione e sconforto non può che essere la reazione, mentre la risposta non può che essere il proseguo della mobilitazione per un reale piano straordinario, con un allargamento degli organici e la stabilizzazione del personale precario.



























