Home News FLC CGIL Nazionale Attualità Dialogo, inclusione, educazione interculturale: intervista a Gianna Fracassi

Dialogo, inclusione, educazione interculturale: intervista a Gianna Fracassi

0
102

Gianna Fracassi è segretaria generale della FLC CGIL. In concomitanza con l’avvio dell’anno scolastico ripercorriamo con lei le ragioni per cui questa organizzazione sindacale è impegnata anche, e con una particolare attenzione, sul terreno dell’inclusione, del dialogo e dell’educazione interculturale.

Gianna, vorremmo iniziare con qualche considerazione in merito all’esito del referendum sulla cittadinanza. Che valutazione ne dai?

Innanzitutto mi preme ribadire che, complessivamente, l’esito referendario ha costituito una grande prova di democrazia, segnatamente sul terreno della partecipazione che oggi sembra vivere grandi difficoltà. Circa quattordici milioni di cittadini e cittadine si sono recati alle urne. Un risultato straordinario. È altresì necessario e doveroso guardare all’esito relativo al quesito sulla cittadinanza, dove si sono registrati circa un milione in più di voti contrari rispetto a quelli raccolti dagli altri quesiti. Un esito che ci interroga e ci deve far riflettere. Ritengo che a determinare tale esito abbiano concorso più cause.

Sicuramente un problema di informazione. Infatti è il quesito di cui si è parlato di meno. È risaputo che molti hanno votato convinti che si volesse rendere automatica e immediata l’acquisizione della cittadinanza per tutte le persone che arrivano in Italia e cose di questo genere. Il quesito invece si proponeva di dimezzare, da dieci anni a cinque, i tempi di residenza continuativa in Italia per poter chiedere (chiedere, non avere tout court) la cittadinanza italiana. Ma su questo deficit hanno avuto buon gioco pregiudizi, stereotipi, giudizi superficiali. In altri termini: il senso comune. E questo evidenzia il problema più grande, ovvero, che sul terreno dell’immigrazione sta avvenendo qualcosa di molto preoccupante: sta prevalendo la propaganda, l’immagine del capro espiatorio, la paura dell’immigrato come minaccia, lo spauracchio dell’invasione e della sostituzione etnica. L’esito referendario ci dice che tutto ciò fa presa. Non è un caso che la lotta agli “immigrati clandestini” attraversi come un filo rosso la propaganda delle peggiori destre populiste di casa nostra e della scena politica europea e internazionale da Orban a Trump, da Milei a Farage e potremmo purtroppo continuare. È una formidabile, e terribile, arma di distrazione di massa. Un disegno che va contrastato perché mina le fondamenta stesse della democrazia: il sentimento di comune umanità, l’uguaglianza e l’universalità dei diritti. Abbiamo invece bisogno di coltivare il dialogo, il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità, le condizioni della convivenza democratica e della “concittadinanza”.

Ma perché la FLC CGIL si sente direttamente interrogata dai problemi evidenziati dall’esito referendario sulla cittadinanza?

Noi siamo il sindacato della conoscenza: Scuola, Università, Ricerca, Afam, Formazione professionale. È attraverso la cultura, l’istruzione di qualità, la conoscenza che potremo contrastare le derive razziste, xenofobe, autoritarie. Abbiamo bisogno di garantire alle giovani generazioni una formazione democratica, la capacità di sottoporre a critica le informazioni e le affermazioni, la possibilità di vivere una scuola che sia palestra di partecipazione e di impegno collettivo. Invece assistiamo a un progressivo decadimento delle istituzioni della conoscenza, a cominciare dalla scuola. Tagli di ogni tipo: di risorse, di organici, di tempo scuola. Stipendi da fame, tra i più bassi d’Europa. Disconoscimento sociale. Disprezzo per la contrattazione. A tutto ciò oggi si aggiunge un tentativo articolato di stravolgere la proposta culturale della scuola.

Ti riferisci alle cosiddette Nuove Indicazioni Nazionali?

Sì. Non a caso quel testo si connota per un approccio complessivamente sovranista, identitario, etnocentrico; per una esplicita opposizione alla teoria della complessità; per la rimozione dell’orizzonte dell’educazione interculturale, che ha visto negli anni fiorire nelle scuole di questo Paese una miriade di esperienze ricche e significative, anche orientate da importanti documenti elaborati nel tempo da un Osservatorio nazionale per l’intercultura e l’integrazione degli alunni con background migratorio, istituito presso il Ministero, Osservatorio che l’attuale Ministro si è ben guardato dal reinsediare.

Eppure il Ministro è intervenuto diverse volte a proposito di “alunni stranieri”…

Sì, sono esternazioni interessanti da leggere che dimostrano una visione fortemente assimilazionista.

I ragazzi con background migratorio, a cui il Ministro ostinatamente si riferisce come “stranieri”, anche se sono nati e hanno sempre vissuto in Italia, vengono sempre rappresentati come “mancanti di”: non italofoni, per esempio, o come protagonisti di insuccesso e dispersione scolastica. Una visione miope, discriminatoria che distorce la realtà e fa approdare, nel migliore dei casi, ad interventi come quello, molto sbandierato, che ha visto assegnare 1000 docenti con classe di concorso A23, da impiegarsi in progetti per il recupero linguistico di questi alunni. Come se l’inclusione coincidesse con l’acquisizione dell’italiano come lingua due; come se l’educazione interculturale non riguardasse tutti; come se non si fondasse sull’ascolto, il rispetto reciproco e il dialogo; come se non richiedesse un’attenzione costante ai curriculi e alle metodologie e invece, come dicevamo, abbiamo le Nuove Indicazioni che vanno esattamente in direzione opposta

Insomma Gianna, stai disegnando un terreno di grande impegno per la FLC. I destinatari sono solo le nuove generazioni o riguarda anche gli adulti?

Sì, è un impegno importante non solo per le istituzioni della conoscenza, ma più in generale per la coesione sociale e per la qualità della nostra democrazia. E sì, certamente, è un impegno che riguarda anche gli adulti. Tra le competenze da promuovere, stimolare e implementare per tutta la vita ci sono certamente quelle che riguardano la literacy e la numeracy, ma occorre lavorare anche sul riconoscimento delle diversità, sulla capacità di dialogo, sulla conoscenza di diverse culture e religioni, insomma sull’interculturalità. Inoltre, uno stato democratico dovrebbe garantire ai migranti adulti, uomini e donne, un luogo, una scuola!, dove imparare l’Italiano come lingua 2 e acquisire una formazione civica. I CPIA sono l’istituzione scolastica preposta a tutto questo, ma si tratta di una realtà ancora assolutamente sottodimensionata rispetto al fabbisogno e che necessita di risorse e di aggiustamenti ordinamentali. Anche questo è un terreno che vede impegnata la FLC. E che è oggetto di un nostro recente documento. Infine il nostro impegno sulla scorta dei valori costituzionali che sono alla base del nostro Statuto e della nostra azione sindacale, non può venir meno rispetto alla militarizzazione e dalla deriva bellicistica che stanno rappresentando il tratto politico ed economico dei tempi bui che stiamo vivendo. È un impegno etico oltre che politico … per dirla con Stefano Benni ..” Se i tempi non chiedono la tua parte migliore, inventa altri tempi”