Nel corso della seduta plenaria del 5 giugno 2026, il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) ha espresso all’unanimità il proprio parere sullo Schema di “Direttiva per l’accreditamento delle istituzioni deputate ad erogare la formazione in servizio continua al personale scolastico e la formazione in servizio incentivata ai docenti”.
Leggi il parere del CSPI.
Pur condividendo in linea di principio l’obiettivo di valorizzare la formazione come leva strategica per il miglioramento della qualità del sistema scolastico, il Consiglio ha espresso un orientamento fortemente critico, evidenziando numerose e profonde criticità di metodo e merito.
Carenza istruttoria e sovrapposizione di ruoli
Un primo e sostanziale rilievo mosso dal CSPI riguarda la completezza istruttoria del provvedimento: il Consiglio ha denunciato di non aver potuto prendere visione – perché non resi disponibili – degli orientamenti della SAFI (Scuola di Alta Formazione dell’Istruzione), che rappresentano il presupposto giuridico essenziale della direttiva stessa. Inoltre, il testo fa riferimento alle Linee triennali di indirizzo SAFI 2023-2025 ormai scadute, anziché basarsi su quelle del nuovo triennio (anch’esse non disponibili). Permangono forti perplessità anche sull’eccessivo ampliamento delle competenze attribuite alla SAFI (funzioni di validazione preventiva di ogni corso di formazione), che vanno oltre quanto normativamente previsto e rischiano di generare sovrapposizioni burocratiche con la Direzione Generale del Ministero e con il Comitato tecnico nazionale, ingolfando l’operatività di scuole ed enti.
A rischio l’autonomia delle scuole e il pluralismo
Ma il rischio maggiore è una deriva centralistica del sistema. Prevedere che solo l’offerta pubblicata sulla piattaforma SOFIA funga da riferimento per la progettazione inserita nel PTOF rischia di tradursi in un’eccessiva centralizzazione. Il CSPI ha fermamente ribadito che deve restare intatta la competenza e la piena autonomia delle istituzioni scolastiche nella scelta delle priorità e delle iniziative formative. La formazione e l’aggiornamento devono garantire il positivo pluralismo dei soggetti e delle iniziative, evitando controlli declinati in termini di “rigido e soffocante centralismo”.
Procedure amministrative farraginose e scarsa attenzione per la fase transitoria
Il CSPI giudica eccessivamente complesse e onerose le nuove procedure burocratiche imposte ex-novo anche agli enti già accreditati o qualificati (ai sensi delle precedenti direttive 170/2016 e 258/2023). Inoltre, il termine del 30 settembre per ripresentare le domande è considerato fortemente restrittivo e si richiedono tempi sensibilmente più distesi. Particolarmente grave è la totale assenza di una disciplina transitoria per i corsi già regolarmente programmati ed erogati prima dell’esito della nuova istruttoria. In caso di esito negativo, la direttiva non specifica la sorte di queste attività, lasciando in una situazione di assoluta incertezza e mancanza di tutela sia gli enti formatori sia, soprattutto, il personale scolastico già iscritto.
Istituti e concetti confusi
Il parere contesta anche la formulazione di alcune espressioni ambigue, come quella che fa riferimento al riconoscimento di “singoli corsi di particolare valore”: una dicitura generica e priva di parametri oggettivi. Mancano inoltre disposizioni definitorie iniziali chiare per distinguere i concetti di accreditamento, qualificazione e riconoscimento.
La nostra posizione
La delegazione della FLC CGIL, nell’esprimere voto favorevole sul parere del CSPI, ha rimarcato che le modifiche proposte all’articolato, pur condivisibili, non rimuovono le gravi e diffuse criticità della Direttiva. Anche qualora accolti, tali correttivi non scardinano l’impianto centralizzato e burocratico della Direttiva ministeriale, che, se non modificata in profondità, oltre ad essere di difficile attuazione, compromette la libertà di insegnamento, l’autonomia delle scuole e le prerogative contrattuali in materia di formazione.
Per la FLC CGIL è dunque indispensabile una totale revisione del testo per salvaguardare i diritti del personale, il pluralismo culturale e il ruolo della contrattazione.
clicca qui per andare all'articolo originale






























