Sì, è necessaria una resistenza alla deriva oscurantista e razzista. Ma davvero c’è un altro modo di vivere, di fare società, di pensarsi comunità.
Dovremmo guardare alle mille pratiche sociali, alle cose migliori che già si fanno come a quelle passioni elementari espresse dal popolo che Gramsci invita a riconoscere per collegarle dialetticamente alle leggi della storia. Senza nasconderci che la società è attraversata anche da processi di imbarbarimento. Proprio per questo occorre un progetto di tutt’altro segno, un progetto che nasca dalla connessione tra i tanti frammenti di alternativa che già sono in atto. Questo prova a fare il movimento “No kings”.
In questa prospettiva va ripensato il ruolo dell’Europa, riconoscendo innanzitutto che non siamo “Occidente”: per storia, per geografia, siamo un continente intersezionale. Soprattutto l’Italia lo è, piantata in mezzo al Mediterraneo, da sempre mare di incrocio di vari continenti e di una pluralità di culture.
Invece assistiamo al lievitare di un integralismo occidentale che si è fatto politica e nel farlo prende a picconate il diritto internazionale, lo stato di diritto, lo stato sociale: tutto ciò che era stato messo in piedi per cercare di tenere a bada il lato oscuro dell’umanità.
Di questo dovremmo occuparci. Da qui dovremmo partire anche per definire e ridefinire la nostra identità, attraverso un processo che veda partecipi, alla pari!, le cosiddette seconde generazioni. Sapendo che ci si deve mettere in discussione noi per primi, insieme a loro, per costruire un credibile progetto politico di alternativa.
In allegato, l’intervento integrale di Raffaella Bolini dell’Arci nazionale.
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