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DL PNRR convertito in legge: le misure su scuola, università, ricerca e AFAM

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Il Senato ha approvato definitivamente il 15 aprile 2026 la legge di conversione del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante disposizioni urgenti per l’attuazione del PNRR e in materia di politiche di coesione.
Il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 91 il 20 aprile 2026 ed è quindi entrato in vigore, introducendo modifiche significative rispetto al testo originario.

Scuola

Formazione docenti e accreditamento

Modificato il sistema di accreditamento dei soggetti che erogano la formazione continua dei docenti. Viene ampliata la platea degli enti accreditabili e si superano i requisiti consolidati come l’esperienza pluriennale, eliminando anche il riconoscimento automatico degli enti già accreditati. Viene inoltre rafforzato il ruolo del Ministero nella definizione dei criteri attraverso strumenti amministrativi.

Queste scelte rischiano di indebolire la qualità dell’offerta formativa e ridurre il pluralismo professionale, attribuendo un’eccessiva discrezionalità all’amministrazione a scapito delle prerogative contrattuali e del ruolo delle comunità professionali. Il sindacato ribadisce la necessità di garantire il rispetto delle relazioni sindacali e di fondare il sistema su standard trasparenti e verificabili, evitando decisioni unilaterali.

Reclutamento docenti

Il testo recepisce una modifica significativa sugli elenchi regionali per le immissioni in ruolo, consentendo l’inserimento anche degli idonei del concorso straordinario 2020, inizialmente esclusi. Viene inoltre introdotto un criterio di priorità territoriale che favorisce i candidati che hanno sostenuto il concorso nella regione in cui chiedono l’inserimento. Gli elenchi saranno articolati in due sezioni, distinguendo tra candidati “locali” e provenienti da altre regioni.

Si tratta di una misura che risponde a esigenze di maggiore equità e coerenza con i fabbisogni territoriali e che, per la FLC CGIL, corregge una criticità evidente della norma originaria, considerando che il concorso straordinario 2020 rappresentava comunque una procedura selettiva, seppure svolta in condizioni emergenziali. Resta tuttavia aperto il tema più generale del precariato, che richiede interventi strutturali.

Mobilità

Il decreto introduce una novità rilevante in materia di mobilità, prevedendo la possibilità di assegnazione provvisoria anche per il ricongiungimento a genitori anziani, ampliando così le tutele familiari per il personale docente.

Si tratta di un primo risultato importante, che accoglie una richiesta avanzata con forza dalla FLC CGIL. Il superamento dei vincoli alla mobilità per i docenti neoassunti rappresenta infatti da tempo uno dei punti centrali dell’iniziativa sindacale, a tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e della loro vita familiare.

Resta necessario proseguire nella direzione del pieno superamento dei vincoli alla mobilità, per garantire condizioni di lavoro più eque e sostenibili.

Riforma degli istituti tecnici

Il provvedimento conferma l’impianto generale, introducendo alcuni correttivi volti a garantire una distribuzione più equilibrata delle discipline nel primo biennio, anche al fine di evitare situazioni di soprannumerarietà.

Tuttavia, tali interventi non appaiono sufficienti a risolvere le criticità di fondo già evidenziate nel confronto parlamentare e nel dibattito istituzionale.

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), nel parere espresso sullo schema di riforma, ha infatti segnalato diverse problematiche, tra cui l’assenza di investimenti aggiuntivi e il rischio di impatti negativi sugli organici e sulla qualità dell’offerta formativa. In particolare, è stata evidenziata la riduzione di ore in alcune discipline, tra cui l’italiano nelle classi terminali, e la difficoltà di sostenere il nuovo assetto in un contesto di invarianza finanziaria.

Permangono infatti incertezze sulle tutele per evitare esuberi e soprannumerari, così come dubbi sulla gestione degli organici e sulla sostenibilità complessiva della riforma. La tempistica di attuazione appare inoltre troppo compressa rispetto alla complessità degli interventi richiesti.

A maggior ragione, la FLC CGIL ritiene necessario un rinvio dell’avvio della riforma e l’apertura di un confronto reale con le scuole e le organizzazioni sindacali. In assenza di correttivi strutturali, il rischio è quello di una riforma attuata in modo formale, incapace di rafforzare realmente la filiera tecnologico-professionale e potenzialmente negativa per la stabilità degli organici e la qualità del sistema.

ITS Academy

Si prevede la possibilità di utilizzare i laboratori anche da parte delle imprese al di fuori dell’orario delle attività formative.

La norma mira a generare risorse aggiuntive, ma solleva rilevanti criticità. Si rischia infatti di snaturare la finalità pubblica del sistema, consentendo l’utilizzo di infrastrutture finanziate con risorse pubbliche a vantaggio di soggetti privati e favorendo un possibile squilibrio a favore degli usi produttivi rispetto a quelli didattici.

La disposizione appare inoltre in potenziale contrasto con il quadro normativo vigente e con i vincoli del PNRR, che prevedono un utilizzo dei laboratori esclusivamente per finalità formative e non commerciali.

Personale ATA

Confermato il rinvio all’anno scolastico 2027/2028 dell’attuazione del nuovo ordinamento professionale del personale ATA, già definito dal contratto collettivo nazionale. Si tratta dell’ennesimo slittamento che penalizza lavoratrici e lavoratori che attendono da anni il riconoscimento delle nuove aree professionali e delle relative progressioni.

Si tratta di una scelta grave, perché incide su materie già definite in sede contrattuale e ritarda l’applicazione di diritti acquisiti. Ancora una volta il personale ATA viene considerato una variabile organizzativa e non una componente essenziale del sistema scolastico.

Non è stata inoltre accolta la proposta della FLC CGIL per lo sblocco delle immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili, quasi 60 mila, inclusi quelli derivanti da progressioni di carriera. Una misura che avrebbe consentito di stabilizzare posti già finanziati e oggi coperti a tempo determinato.

Gli unici interventi previsti riguardano le scuole coinvolte nel dimensionamento, con risorse per incarichi temporanei pari a 19 milioni di euro. Misura condivisibile anche se limitata nel tempo e nell’entità, che non affrontano in modo strutturale le esigenze di stabilizzazione e valorizzazione del personale ATA.

Università, ricerca e AFAM

Il decreto introduce alcune misure finalizzate a sostenere l’attuazione degli interventi PNRR e a garantire il completamento dei progetti in corso. In particolare, viene incrementato il Fondo ordinario per gli enti di ricerca con uno stanziamento di circa 22,5 milioni di euro per il 2026 e si prevede un finanziamento strutturale per i dottorati AFAM, pari a 17 milioni annui dal 2026 al 2031.

Su quest’ultimo punto, la FLC CGIL esprime un giudizio positivo: si tratta di investimenti che consentono di dare continuità alla programmazione dei dottorati di ricerca nelle istituzioni AFAM, avviata già dall’anno accademico 2024/2025.

Tuttavia, a fronte di questo intervento, emerge con forza la necessità di accompagnare tali misure con investimenti sugli organici. Per la FLC CGIL è prioritario avviare percorsi di stabilizzazione del personale precario, anche in vista dell’introduzione dell’abilitazione artistica nazionale prevista dal d.P.R. 83/2024.

Parallelamente al rafforzamento dei dottorati, è inoltre necessario garantire continuità agli investimenti in tutte le attività di ricerca del settore AFAM, proseguendo il lavoro avviato con il PNRR e con i programmi PRIN. In questa prospettiva, diventa fondamentale sostenere e qualificare l’attività di ricerca in tutte le 102 istituzioni dell’alta formazione artistica e musicale, assicurando il rispetto di criteri e standard qualitativi di livello europeo.

Il decreto interviene inoltre sui limiti di spesa per il personale di ricerca, consentendo maggiore flessibilità nel caso di contratti finanziati con risorse esterne, incluse quelle del PNRR.

Si tratta complessivamente di interventi che possono temporaneamente contribuire a migliorare alcuni aspetti del sistema e a sostenere la capacità di spesa degli enti, ma che non affrontano il nodo principale: il sottofinanziamento strutturale dell’università e della ricerca pubblica.

In particolare, resta irrisolto il tema della precarietà. Le misure introdotte ampliano la flessibilità nell’utilizzo dei contratti, ma non prevedono un piano organico di reclutamento e stabilizzazione del personale. In un sistema già segnato da un’ampia diffusione del lavoro precario, il rischio è quello di consolidare modelli occupazionali instabili anziché superarli.

Negli ultimi anni università ed enti di ricerca hanno subito una progressiva riduzione delle risorse e del personale, con effetti evidenti sulla qualità della didattica, sulla capacità di ricerca e sull’accesso al diritto allo studio. In questo contesto, interventi limitati e in larga parte finanziati attraverso la riallocazione di risorse già esistenti rischiano di avere un impatto temporaneo.

Serve un piano straordinario di investimenti e di reclutamento stabile, in grado di rafforzare strutturalmente il sistema universitario e della ricerca e di garantire prospettive certe alle lavoratrici e ai lavoratori del settore.


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