I sindacati al G7: più istruzione, meno armi

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Collettiva.it

Stefano Iucci

l 27, 28 e 29 giugno prossimi, i ministri dell’Istruzione dei paesi del G7 si riuniranno a Trieste. Un appuntamento di fondamentale importanza che però ha visto escludere del tutto il coinvolgimento dei sindacati, con un’evidente responsabilità del governo del nostro paese, che dal 1° gennaio ha assunto – dopo il Giappone – la presidenza del consesso dei sette paesi più industrializzati del mondo: Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti d’America.

UN MOMENTO DI DISCUSSIONE

Per questo la FLC CGIL ha deciso di riunire oggi (24 giugno) in un webinar (Il G7 e gli investimenti pubblici costruire un’alleanza dell’istruzione per la pace, qui il programma) le organizzazioni sindacali internazionali dell’Istruzione, per discutere del contributo e degli spunti che le organizzazioni dei lavoratori possono offrire ai governi nell’ambito delle scelte sul settore dell’educazione e spingere i grandi della terra a investire più risorse nell’educazione.

Importante anche il tema su cui si è scelto di focalizzarsi, ovvero la pace. In un contesto di guerra in cui dialogo sociale, solidarietà e ruolo dell’istruzione assumono un rilievo fondamentale.

Il webinar (dalle 14 in diretta streaming su Collettiva) vedrà la partecipazione di Education International, l’organizzazione che raccoglie a livello mondiale i sindacati dell’istruzione, assieme alle organizzazioni sindacali nazionali Ctf-Fce Canada, Snes Fsu Francia, Gew Germania, Jtu Giappone, FLC CGIL (con la segretaria generale Gianna Fracassi), Nasuwt Regno Unito e Aft Stati Uniti.

I “GRANDI” NON ASCOLTANO

L’incontro arriva in un contesto non proprio favorevole circa l’interlocuzione dei sindacati con il G7 su tanti, troppi, temi. Sindacati che però rimangono molto attivi, come spiega il responsabile internazionale della CGIL, Salvatore Marra: “Il vertice del G7 a Bari – spiega – ha avuto per noi un esito del tutto insoddisfacente, con poco o nulla sul tema del lavoro: solo per fare un esempio nel documento finale non si cita mai il diritto di sciopero. Ma anche l’impegno sulla pace è di facciata, perché non si affrontano alla radici i problemi che hanno portato agli squilibri e ai disordini attuali”. Proprio per fare da pungolo i sindacati hanno organizzato un controvertice proprio a Bari, mentre a Cagliari sul tema del lavoro dal 10 all’11 settembre si terrà il Labour 7.

Le organizzazioni dei lavoratori hanno sollecitato interlocuzione e dialogo sociale, spiega Marra, su altri G7 tematici, come quelli su ambiente, economia, politiche industriali, “ma gli spazi sono stati praticamente inesistenti. Così come è avvenuto, appunto, per quello sull’istruzione che è in programma a Trieste a fine giugno e per il quale abbiamo sollecitato una partecipazione dei sindacati ma senza ottenere risultati. Per questo l’iniziativa della FLC di mettere in rete i diversi sindacati è molto importante”.

MARRA: L’ISTRUZIONE DEVE ESSERE PUBBLICA E UNIVERSALE

Per il dirigente della CGIL “il tema istruzione è prioritario a livello mondiale,  soprattutto alla luce delle nuove diseguaglianze: negli ultimi anni c’è stato un arretramento molto evidente. Con i tagli ai servizi pubblici generali prodotti dalle varie ondate di austerity che si sono succeduti nel mondo, l’idea di una scuola pubblica universale e inclusiva ha subito una forte battuta di arresto”.

Così come, conclude Marra, è importante aver scelto di focalizzarsi sul tema della pace: “La pace non è un ‘rimedio’ al conflitto, ma una pratica che si acquisisce solo se si hanno strumenti educativi adeguati e i sindacati storicamente sono sempre stati con i pacifisti”.

Graziamaria Pistorino, segretaria nazionale della FLC CGIL, mette in stretta relazione questa discussione con i temi rivendicati nella campagna Go Public! Fund Education! portata avanti proprio da Education international: “L’istruzione è un diritto universale che deve essere garantito non dai privati ma dallo Stato, per questo devono essere incrementati i fondi all’educazione – ci dice –. Si tratta di una campagna che si innesta perfettamente nelle nostre rivendicazioni nazionali, perché i tagli alla spesa per l’istruzione sono troppo pesanti, risalgono al governo Gelmini ma sono proseguiti in questi anni fino al dimensionamento targato Valditara. Tutto questo fa sì che il diritto all’istruzione nella scuola pubblica sia sempre meno esigibile”.

Per tornare più strettamente ai temi del webinar, Pistorino sottolinea il ruolo chiave che a livello internazionale dovrebbe avere il dialogo sociale, stabilito tra l’altro come obbligatorio nei bandi per il finanziamento dei progetti europei, ma “il mancato coinvolgimento dei sindacati nel G7 istruzione di Trieste dimostra che Valditara se ne è ‘dimenticato’, nonostante le sollecitazioni di CGIL, CISL e UIL”.

PISTORINO: LA SCUOLA EDUCA ALLA PACE

Rispetto al tema della pace, la dirigente della FLC non ha dubbi: “Scuola e istruzione rappresentano uno strumento fondamentale per la prevenzione dei conflitti. Una buona educazione forma cittadini globali, in grado di comprendere la complessità e le diversità, e perciò capaci di vivere in pace, in quella che chiamiamo convivenza democratica”. Mentre “ogni volta che creiamo situazioni di separazione, per esempio i tetti in classe per i ragazzi e alle ragazze di origine straniera, mettiamo a rischio un valore storico della nostra scuola: quell’inclusione che è, appunto, strumento di pace”.

Ma per raggiungere questi risultati bisogna investire nella scuola. Di qui le sollecitazioni che verranno rivolte al G7. Secondo una stima del Sipri di Stoccolma la spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2023 il record storico di 2.443 miliardi di dollari con una crescita del 6.8% rispetto all’anno precedente. L’aumento netto annuale è di oltre 200 miliardi, che equivale praticamente al totale dell’aiuto pubblico. Tanti soldi per le armi, sempre meno per la scuola pubblica universale, mentre dai luoghi dei conflitti sempre più frequenti arrivano immagini di distruzione di scuole e università. “Tutto ciò è intollerabile, e i sindacati debbono far sentire la propria voce”, conclude Pistorino.


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