IIT, scatta lo stato di agitazione: stallo su contratto di lavoro e ferie forzate per il risparmio energetico

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Da Genova24.it

Genova. Quasi vent’anni dopo la sua nascita l’Iit – Istituto italiano di tecnologia con sede principale a Morego ed Erzelli a Genova – potrebbe presto sperimentare il suo primo stato di agitazione. L’annuncio, anticipato ai lavoratori durante una recente assemblea, sarà ufficializzato e reso pubblico la prossima settimana con una conferenza stampa voluta da Flc Cgil e Usb Lavoro Privato.

Un problema strutturale e uno contingente quelli alla base del malcontento dei dipendenti sparsi nelle varie sedi: da una parte l’assenza di un contratto collettivo nazionale di lavoro – Iit è una fondazione privata e fino a oggi i rapporti di lavoro sono stati gestiti con un regolamento interno aziendale – dall’altra le recenti disposizioni della direzione in tema di risparmio energetico con, tra le altre cose, il ricorso a ferie forzate nei periodi di chiusura dei centri.

Per una realtà di cui, fino a oggi, si era parlato solo in termini di eccellenza, quella dello scontro tra dirigenza e sindacati è una novità. Per molti inevitabile. Cgil e Usb, uniche sigle presenti, sono attive da appena un anno, prima dell’ottobre 2021 praticamente non esisteva una rappresentanza sindacale.

La prima battaglia messa in piedi è stata, da subito, quella per l’applicazione ai dipendenti (per i dirigenti esiste già) di un contratto collettivo nazionale di lavoro. I sindacati hanno da sempre chiesto il CCNL Ricerca Pubblica, magari modificandolo in modo da renderlo compatibile con la natura privata dell’Iit ma la fondazione, nei vari incontri tenuti, ha sostanzialmente concesso come massima apertura il ricorso ad altre tipologie, come i CCNL Chimici, Metalmeccanici e Servizi.

Il 12 ottobre scorso il direttore scientifico dell’Iit Giorgio Metta (in carica dal 2019) ha annunciato con una mail che il percorso di ricerca di un contratto collettivo adatto e applicabile era “concluso” e che un contratto idoneo e del genere richiesto dai sindacati “non è esistente”. Una comunicazione che è stata intesa dalle sigle come una sostanziale interruzione unilaterale delle trattative “senza possibilità di contraddittorio” e che ha portato alla convocazione di un’assemblea che, due giorni dopo, ha votato lo stato di agitazione. Le persone che hanno votato lo stato di agitazione sono al momento 200 su 500 dipendenti totali (insieme che non comprende chi ha contratti da ricercatore).

Il muro contro muro sul contratto è legato, come già accennato, all’organizzazione dell’ente. Secondo la dirigenza il regolamento interno di lavoro è lo strumento migliore ad assicurare il funzionamento dell’istituto, una realtà a spiccata vocazione internazionale.

Per i sindacati, però, oggi Iit si pone al di sopra di normative sia nazionali sia europee, e la Fondazione costituisce “sì un unicum ma solo perché è uno dei pochi istituti di ricerca a non applicare un contratto collettivo ai dipendenti”.

L’altro tema caldo è legato al protocollo per il contenimento dei consumi energetici elaborato da Iit e certificato da Rina: oltre a limitazioni nell’uso del condizionamento, caldo e freddo, allo spegnimento di insegne luminose e schermi e di apparecchiature non necessarie – compresa la campagna Switch Me Off – è stata stabilita la chiusura delle sedi nei weekend, nei ponti festivi, come quello del 1 novembre e dell’8 dicembre, e del periodo natalizio.

Per i lavoratori dei centri direttamente gestiti da Iit la misura obbliga a svolgere ferie in quei giorni, anche se saranno garantite fasce orarie di accesso per gli operatori dello stabulario e per attività non interrompibili. Con l’edificio chiuso non è, peraltro, possibile effettuare lo smart working che invece avrebbe consentito di lavorare a chi non ha bisogno di andare fisicamente in sede.


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