Il 2025 si avvia a conclusione e possiamo dire che in INDIRE è stato un anno positivo per quanto riguarda la lotta al precariato: più di 70 lavoratori e lavoratrici hanno firmato un contratto a tempo indeterminato, ottenendo finalmente il riconoscimento di anni di sacrifici personali e professionali. Restano ancora alcune decine di precari per cui sono state realizzate delle proroghe: per loro ci auguriamo non si arrivi ad accumulare dieci anni di attesa. Questo è chiaramente un traguardo importante: INDIRE è cresciuto notevolmente. Tuttavia persiste per questo ente una vocazione originaria a eccepire alle prassi comuni del settore: per esempio, è un dato di fatto che il personale della Ricerca in INDIRE è minoritario rispetto al totale dei dipendenti (circa il 24%), nonostante, come ampiamente documentato, siano numerosissimi i dipendenti sotto inquadrati, laureati, con dottorato persino, impiegati su profili per diplomati senza aver MAI potuto neanche fare un passaggio di livello nei loro profili.
Altra eccezione è la prassi di commissariamento che l’istituto ha subito nel 2024 senza che ve ne fossero i presupposti di legge, fase che ha prodotto l’ulteriore eccezione di modificare lo statuto dell’ente ponendo i presupposti per un più stringente controllo ministeriale e un suo crescente impegno nella formazione. INDIRE, inoltre, è l’unico ente di ricerca ad avere “una sua università” telematica, ed è stato impegnato nel corso del 2025 nei corsi TFA Sostegno a crediti ridotti, anche per sanare contenziosi per titoli conseguiti all’estero.
INDIRE ha tre nuclei territoriali e pure tra i suoi nuclei ci sono eccezioni: quello di Torino, che sarebbe destinato a coprire il nord del Paese, è composto da meno di dieci persone; quello che dovrebbe garantire l’integrazione dell’azione dell’ente nei territori meridionali, con sede a Napoli, è composto da poco più di venti persone; il nucleo territoriale del centro Italia, a Roma, ormai supera i cento dipendenti.
Esorbitante il numero dei consulenti arruolati per prestazioni d’opera: si va oltre i 150 incarichi, alcuni assai remunerativi, per la cui formazione è stato comunque più volte coinvolto lo stesso personale dipendente dell’ente.
Bisogna riconoscere che, davanti a tutte queste eccezioni discutibili, l’importante riduzione del precariato grazie alle assunzioni a tempo indeterminato di questo 2025 in INDIRE è un’eccezione felice allo scenario nazionale di assoluto sconforto: FLC CGIL è al fianco dei Precari Uniti nel denunciare l’abbandono dei lavoratori e delle lavoratrici PNRR per cui la Legge di bilancio in corso di approvazione non prevede soluzioni accettabili.
E veniamo a noi, al nostro costituire una eccezione: FLC CGIL non ha infatti firmato il CCNL del comparto Istruzione e Ricerca, perché iniquo, indifferente alle condizioni socio-economiche del personale colpito nei salari dall’inflazione per più di un 10% che il governo non ha riconosciuto: un colpo senza precedenti agli stipendi dei lavoratori della scuola, dell’AFAM, dell’Università e della Ricerca. In queste circostanze eccezionali, non potevamo che ribadire il nostro impegno per il rispetto del lavoro e del lavoro dipendente come mai prima, accettando le sfide che questa scelta comporta per il prossimo futuro.
Il futuro che ci aspetta è assai fosco: la situazione internazionale ci pone davanti all’urgenza di continuare a chiedere l’interruzione dei conflitti e del genocidio palestinese. Ci pone davanti alla responsabilità di agire quotidianamente nei luoghi di lavoro affinché nei settori della conoscenza PACE e disarmo si affermino come scelta degli individui e delle istituzioni, un posizionamento questo sì che non ammette eccezioni. Per questo troviamo inaccettabile la repressione delle iniziative che nelle scuole possono produrre senso critico e consapevolezza: non c’è dibattito nella nostra Costituzione quando ripudia la guerra, quando afferma la libertà di ricerca, arte e insegnamento, quando si dichiara apertamente che l’Italia è antifascista. Queste non sono tesi da dimostrare: è la verità su cui si fonda il nostro Paese.
E tra queste verità crediamo debba esserci anche la cura seria, appassionata, rigorosa della res publica: dall’istruzione alla sanità, è la garanzia di un impegno dello Stato democratico perché nessuno, nessuna resti indietro, perché nessuno, nessuna si ritrovi solo ad affrontare le difficoltà dell’esistenza in balia dei privilegi di classe inaspriti dal mercato totale. Non si può accettare che la ricerca educativa ignori o che addirittura avalli le nuove indicazioni nazionali e la profilazione anticipata delle vite di bambini, bambine, ragazzi e ragazze per supposti talenti o inclinazioni, caricando le loro storie di scelte sempre più precoci e orientamenti sempre più aggressivi nel confermare le distanze socio-economiche a fondamento dello status quo.
Un ultimo pensiero in questo comunicato che vuole semplicemente affermare come, anche nelle nuove condizioni conseguenti alla non firma del CCNL, FLC CGIL non fa passi indietro: ricorderemo questo 2025 per le faticose e gioiose elezioni RSU, per gli scioperi motivati da sentimenti incontenibili, per le tante assemblee, per le stabilizzazioni che ci sono state e per quelle che non ci sono ancora, per le promesse di valorizzazione non mantenute, per le frasi fatte e incapaci di dare risposte concrete. Ricorderemo questo 2025 anche per gli ignobili sgombri dei centri sociali che sono stati un patrimonio culturale, artistico e civile di questo Paese. Non dimenticheremo niente, per continuare a lottare insieme.
Noi abbiamo sogni eccezionali da realizzare.
“Lo spazio della nostra privazione è lo spazio della possibilità”
bell hooks, All about love (Love song to the nation I)



























