Nel mese di ottobre la FLC CGIL è stata invitata a Zagabria dal sindacato croato delle scuole dell’infanzia (SOMKE), appartenente alla Confederazione Croata dei sindacati autonomi (SSSH) per un incontro a porte chiuse con sindacati locali e per partecipare ad un evento pubblico in solidarietà con la Palestina. In riferimento allo sciopero generale del 3 ottobre, la domanda che ci è stata posta è stata: come avete fatto a portare in piazza 2 milioni di lavoratori per una questione di solidarietà internazionale? Sebbene la CGIL non si sia arrogata la maternità delle mobilitazioni di piazza che si sono susseguite fra settembre e ottobre su tutto il territorio nazionale, è indubbio che la proclamazione dello sciopero da parte della più grande confederazione sindacale italiana abbia significato uno slancio in avanti molto potente per il movimento a favore della causa palestinese. Dalla domanda postaci dai sindacati croati è scaturito un dialogo molto ricco e non privo di punti di contatto.
Come la FLC CGIL, i sindacati che ci hanno ricevuto, sono impegnati nel tentativo di coniugare le battaglie per il miglioramento delle condizioni di lavoro e per l’aumento dei salari nei settori della cultura e della conoscenza con azioni di trasformazione politica incluse quelle di solidarietà internazionale. In un contesto, quello croato, che loro definiscono di passività e individualismo crescenti, dove la libertà di insegnamento e di ricerca sono strutturalmente limitate da una presenza invasiva della chiesa e di rappresentanti governativi negli organi collegiali, attirare l’attenzione sulle cause di natura internazionale è molto difficile.
Nonostante le difficoltà, nel corso dell’ultimo anno, in Croazia, si sono susseguite iniziative di supporto alla causa palestinese e contro il genocidio a Gaza. Le iniziative hanno visto la partecipazione di svariate organizzazioni della società civile inclusi sindacati di diversi settori, studenti medi e universitari, ricercatori, musicisti e attori. I promotori hanno formato un comitato chiamato appunto “Initiative for a Free Palestine” per dare continuità agli eventi di protesta e di sensibilizzazione.
Nel corso di questo impegno, il sindacato croato ha seguito gli eventi di solidarietà internazionale alla Palestina e ha individuato nel caso italiano un modello di attivismo unico. Per questa ragione la FLC CGIL è stata invitata ad incontrare i sindacati croati e a condividere con loro le nostre strategie organizzative e le decisioni che hanno portato alla proclamazione dello sciopero generale da parte della CGIL, insieme a COBAS e USB. L’incontro si è svolto la mattina del 18 ottobre alla Casa dei Sindacati di Zagabria; per la FLC CGIL ha partecipato Miriam Di Paola, gli altri sindacalisti presenti erano Maja Sever del sindacato nazionale giornalisti (SNH) e Presidente del sindacato europeo dei giornalisti (EFJ), Iva Ivšić del sindacato scuole dell’infanzia (SOMK), Predrag Marković, Jovica Lončar del Sindacato deell’Università e della Ricerca (NSZ), Ivona Krezić (NSZ) e Iniziativa di Solidarietà Internazionale Accademica (IZASEP), e Ana Vračar attivista e giornalista per la rivista Peoples Dispatch. I temi trattati sono stati: la risposta sindacale all’avanzata dell’estrema destra in Europa, la lotta contro la privatizzazione della scuola e dell’istruzione universitaria, strategie di sensibilizzazione sulle tematiche internazionali, il ruolo della cultura nella denuncia del genocidio dei palestinesi, i rischi legati all’aumento delle spese militari. Inoltre sono state avanzate proposte di collaborazioni futurecontro la privatizzazione della conoscenza, in difesa della democrazia e del diritto internazionale, in particolare per l’autodeterminazione dei popoli.
Nel pomeriggio del sabato si è svolta nella piazza centrale di Zagabria una manifestazione in supporto della causa palestinese; fra gli ospiti fuguravano l’ambasciatore palestinese in Austria, Slovenia e Croazia, Salah Abdel Shafi; sindacalisti locali, Roee Aloni, un giovane attivista israeliano contro l’occupazione, svariati attori e musicisti croati; Miriam Di Paola in rappresentanza della FLC CGIL, ha parlato dell’importanza della lotta per la liberazione della Palestina. È possibile vedere l’intervento completo alla pagina facebook.
Di seguito la traduzione in italiano.
“Sono onorata di essere qui oggi per partecipare a questa marcia e stare al vostro fianco per dire no al genocidio, no all’occupazione, no all’apartheid e al razzismo!
In Italia abbiamo alle spalle diverse settimane di intense mobilitazioni culminate, ma non esauritesi, nello sciopero generale del 3 ottobre a sostegno del popolo palestinese nella sua lotta per l’esistenza. Il governo di estrema destra italiano ha cercato di criminalizzare la nostra protesta e lo sciopero dei lavoratori. Il nostro governo non vuole che lottiamo per gli altri, che siamo solidali. Per questo abbiamo lottato con più forza contro l’indifferenza, se non la complicità, del nostro governo nei confronti del genocidio. Lottiamo per la giustizia e per far sentire la nostra voce. Lottiamo perché un giorno i nostri nipoti ci chiederanno: “Dove eravate durante il genocidio dei palestinesi?”. Bene, noi potremo rispondere ai nostri nipoti che fin dal primo giorno siamo stati dalla parte giusta, siamo scesi in piazza, abbiamo partecipato ad azioni di solidarietà e abbiamo gridato: “Non in mio nome!”.
Negli ultimi giorni abbiamo gioito per la tregua, insieme ai nostri amici palestinesi che ci hanno chiamato al telefono per mostrarci la loro gioia. Ma sappiamo tutti fin troppo bene che la lotta è lungi dall’essere finita. Più che ieri, tutti gli occhi devono essere puntati sulla Palestina. Insieme siamo una forza. Lavoratori e lavoratrici, studenti, attivisti, artisti, giornalisti e tutti coloro che desiderano contribuire a dire: non può esserci pace senza giustizia. Per l’autodeterminazione del popolo palestinese e di tutti i popoli, per il diritto al ritorno nella loro patria, per tutti gli ostaggi ancora detenuti nelle prigioni israeliane. Per il diritto alla salute e all’istruzione dei bambini e delle madri palestinesi che hanno pagato il prezzo più alto di questo orribile genocidio. Ma anche per noi stessi, perché la libertà dei palestinesi è anche la nostra libertà.
Ciò che il genocidio ha svelato è l’ipocrisia e il doppio standard dell’Occidente. Inoltre, ha messo in luce quanto siano fragili le nostre democrazie. I nostri governi, i nostri media mainstream ci hanno mentito, e ancora oggi continuano a sostenere e finanziare uno Stato genocida che, in realtà, dovrebbe essere processato alla Corte Internazionale della Giustizia dell’Aia. I nostri governi in Europa alimentano l’odio, la paura degli stranieri, la paura dell’“altro”, mentre crescono le disuguaglianze e tagliano gli investimenti pubblici.
Noi abbiamo bisogno di scuole migliori, salari più alti, strutture sanitarie di alta qualità, città femministe e verdi. E invece l’Europa e la NATO vogliono che investiamo nella difesa. Parlano di sicurezza, ma vogliono più guerre. I nostri governi hanno deciso di tagliare la spesa sociale e investire in armi contro la volontà della maggioranza dei propri cittadini. E le cose non miglioreranno se non faremo sentire la nostra voce. Vogliamo un mondo che sia l’opposto di quello che ci stanno vendendo. Vogliamo una società solidale, dove le persone non abbiamo paura dell’altro ma vedano come le nostre vite, le vite della maggioranza di noi, sono tutte interconnesse. Vogliamo riconoscere l’umanità ovunque, più che mai vogliamo una Palestina libera!”























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