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La Pace è Rinnovabile, la Guerra è Fossile

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In questi anni il governo ha fatto di tutto per mettere in secondo piano l’incalzante emergenza climatica, che si accompagna con eventi estremi sempre più numerosi. I nuovi conflitti e il caos geopolitico ripropongono, invece, la questione di nuova politica energetica, con l’uscita dalla dipendenza dei combustibili fossili, senza se e senza ma. Ormai è evidente che la questione di un nuovo modello energetico è urgente non solo per mitigare il riscaldamento globale e i suoi effetti nefasti nella vita sociale, oltre che negli ecosistemi. La dipendenza dalle fonti fossili è strettamente legata al nuovo clima di guerra, ma è anche una dei principali motivi di preoccupazione denunciati dalla CGIL in relazione a possibili scenari di austerità e inflazione, incentivando l’evidente declino industriale, le disuguaglianze sociali, il blocco di ogni ascesa sociale, il lavoro povero. Appare pertanto del tutto pertinente e sempre più urgente il messaggio reiterato ieri (27 aprile 2026) davanti al Parlamento dalla CGIL e da molte associazioni e movimenti ambientalisti, tra cui Legambiente, Friday For Future, Extinction Rebellion, Greenpeace, A Sud e WWF: “La Pace è Rinnovabile, La Guerra è Fossile”.

La nuova iniziativa di mobilitazione era stata programmata per rilanciare e porre l’attenzione sulla concomitante prima Conferenza internazionale per la transizione dai combustibili fossili che si è aperta il 24 aprile e durerà fino al 29, nella città di Santa Marta, a nord della Colombia. La Conferenza è stata promossa dai governi della Colombia e dell’Olanda a fronte dello stallo che si è determinato nell’autunno scorso nell’ultima Conferenza (COP 30) delle Nazioni Unite, laddove il fronte negazionista e dei “petrostati” ha impedito che le dichiarazioni verbali sulla necessaria decarbonizzazione del pianeta venissero accompagnate da impegni, scadenze, investimenti. Lo scopo della Conferenza di Santa Marta, aperto a molti governi interessati e al vasto fronte dell’associazionismo e del sindacalismo internazionale è appunto quello di tradurre in una road map progressiva e realistica i necessari passaggi per una transizione giusta, equa e qualificata anche scientificamente.

Nel presidio di ieri si è insistito anche nel chiedere al nostro governo rapide iniziative per affrontare la situazione ormai emergenziale uscendo dalla riluttanza e dall’inazione rispetto alla predominanza degli approvvigionamenti fossili (per giunta esteri e speculativi) e alla crescita esponenziale degli extraprofitti. È evidente la necessità di un nuovo modello energetico basato sulle diverse fonti rinnovabili e accompagnato da investimenti su reti, accumuli, economia circolare, efficientamento nella PA e nelle scuole, oltre che nell’industria. Anche da Santa Marta emerge il dato che un modello energetico è strettamente legato a un modello di sviluppo, ed il nostro è ormai datato. Per questo la richiesta di pianificazioni pubbliche, di un impulso alla ricerca e all’innovazione tecnologica, di una piena e buona occupazione, di investimenti nei cicli della formazione, non sono per nulla obiettivi “ideologici”, come alcuni sostengono, ma più che mai pragmatici.

Climate Pride 27 aprile 2026 - Montecitorio


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