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“La scuola è nostra”. E già ci sarebbe da dire, perché la scuola non è di nessuno e, proprio per questo, è di tutti. Se poi si aggiunge che quel “nostra” campeggia su di un manifesto con una firma ben in vista – Azione Studentesca –, allora il tutto diventa ancora più grave. Ci riferiamo, se ne è parlato tanto, a ciò che è accaduto nei giorni scorsi a Pordenone. L’associazione studentesca legata a Fratelli d’Italia, sotto le mentite spoglie di un sondaggio volto a capire lo stato di salute della scuola italiana, invita studenti e studentesse a compilare tramite Qr code un questionario in cui segnalare “insegnanti di sinistra” che “fanno propaganda”. Si tratta, né più né meno, di una vera e propria lista di proscrizione mascherata da altro.
Ma ci sono altri segnali inquietanti: ad Alba qualche giorno fa in tutte le scuole secondarie delle superiori sono comparsi striscioni di Azione Studentesca con la stessa scritta “La scuola è nostra”, mentre a Settimo Torinese – sempre in Piemonte – una Rsu ci segnala un giochino che alcuni ragazzi della scuola media inferiore del Comune stanno facendo. Chiedono ai loro insegnanti: “Prof lei è di destra o di sinistra”? Alla risposta “di sinistra”, rispondono: “Io la stimavo, ma ora mi è scaduta”.
La Flc a Valditara: intervenga subito
Episodi gravi e inquietanti che hanno spinto la segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, a scrivere al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara per “richiedere una chiara e pubblica presa di posizione”.
Per Fracassi l’iniziativa di Azione studentesca “configura una forma di schedatura o stesura di una lista di proscrizione basata su presunte o reali opinioni politiche e rappresenta una grave violazione dei principi democratici che fondano il sistema educativo pubblico, oltre a costituire un attacco all’autonomia e alla libertà della comunità educante”.
E i docenti?
Sono quelli che poi si trovano in concreto nelle situazioni più difficili. La domanda che sembra banale ma non lo è, è spesso: “Faccio lezione o ascolto i ragazzi?”. Trovare un punto di equilibrio non è facile. Hanno bisogno di sostegno, di formazione. Il loro ruolo negli anni è cambiato tantissimo, perché la società è cambiata in profondità, ma l’istituzione non è in grado di rispondere a questo mutamento. E quindi spesso si trovano imbrigliati in una funzione che è la stessa di 30 anni fa, pur dovendo rispondere a domande diverse da parte dei ragazzi, con in aggiunta una certa confusione di ruoli. Spesso le famiglie pensano che gli insegnanti possano rispondere a qualsiasi bisogno, anche a tutti i bisogni emotivi, ma questo ovviamente non è possibile. Quel che è certo è che anche i docenti vanno sostenuti.
Come, secondo lei?
Io credo che le scuole abbiano bisogno della presenza costante di uno psicologo, un po’ come avveniva ormai tanti anni fa con il medico. Quando le situazioni critiche e conflittuali sono così tante, non ci si può limitare a interventi emergenziali. La risposta deve essere strutturale.
E l’educazione sessuo-affettiva? Siamo tra i pochi Paesi a non averla…
Stessa cosa. Anche in questo caso, la sua presenza nelle scuole deve essere strutturata, non episodica o legata a iniziative particolari. Bisogna aiutare i ragazzi e le ragazze a esprimere le proprie emozioni, ci vuole una vera e propria alfabetizzazione emotiva: la violenza, il disagio, le condotte abusanti hanno sempre a che fare con l’incapacità di esprimere le proprie emozioni più dolorose, la tristezza, la paura e la rabbia. Insomma, facilitare il contatto con le proprie emozioni e poi naturalmente anche con la sessualità, che ha a che fare con una dimensione identitaria, una dimensione che ci mette in contatto con l’altro.
Il disagio giovanile però non ha solo una radice psicologica, ma anche sociale. L’esclusione può sfociare in violenza, penso anche a tutta la retorica razzista sui “maranza”…
Sono d’accordo. Ed è il motivo per cui anche per ciò che attiene a questi temi la funzione inclusiva della scuola è fondamentale.
Per questo il ministro deve “denunciare e contrastare con fermezza il clima di sospetto e intimidazione generato da tale iniziativa e adottare ogni provvedimento necessario a tutela della libertà di insegnamento e della dignità del personale”, ribadendo così “il proprio ruolo di garante dei valori costituzionali, della libertà di opinione e dei principi antifascisti su cui si fonda la Repubblica”. Altrimenti, conclude Fracassi, “il silenzio rischia di apparire come una forma di tolleranza verso pratiche incompatibili con lo Stato di diritto e con la funzione pubblica della scuola”.
La Flc chiama alla mobilitazione l’intera comunità educante e per questo ha lanciato una mobilitazione social #schedatecitutti: su questa vicenda occorre, letteralmente, metterci la faccia.
Gargiulo, Flc Fvg: nella regione clima pesante
“Siamo in presenza di un attacco intollerabile alla libertà d’insegnamento”, attacca Massimo Gargiulo, segretario generale della Flc Friuli Venezia Giulia, riferendosi ovviamente a quanto accaduto a Pordenone. Gargiulo non è troppo meravigliato, visto il clima politico che si respira nella regione e in particolare a Pordenone, il cui sindaco, ricorda, ha dichiarato che “a parte il metodo bisogna tenere nella giusta considerazione quella che secondo lui è una richiesta di ascolto e di attenzione da parte degli studenti”.
Lo stesso sindaco, peraltro dirigente scolastico in distacco, “ha detto di voler andare in quella scuola a parlare con gli studenti, cosa che per noi è inaccettabile, non avendo lui nessun ruolo e funzione nella comunità educante”.
Una comunità educante che, sottolinea il dirigente sindacale, “avverte un senso di smarrimento. Stiamo raccogliendo tante difficoltà dai lavoratori, che si dicono preoccupati rispetto al lavoro in classe. Ma, come abbiamo scritto insieme alla Camera del lavoro in un comunicato, a quanti sostengono che nelle aule scolastiche sia in atto un indottrinamento di parte, ricordiamo che il compito primario della scuola è quello di formare cittadini consapevoli, attraverso lo sviluppo e l’esercizio del pensiero critico”. Per questo “abbiamo
invitano tutti i soggetti della comunità educante a una forte partecipazione democratica”.
D’altra parte le intromissioni e le strumentalizzazioni politiche non sono nuove nella regione. Il segretario generale della Flc regionale ricorda infatti come due anni fa fu impedita – grazie alla forte pressione dell’assessore all’istruzione sul dirigente scolastico – una conferenza già programmata da un istituto comprensivo sul tema dell’accoglienza, particolarmente cruciale in una città come Trieste posta sulla rotta balcanica.
E, ancora, in concomitanza con lo sciopero per Gaza “siamo stati bersagliati da critiche e attacchi per il fatto che un gruppo di famiglie, insieme ad associazioni di volontariato, aveva organizzato dei laboratori didattici in concomitanza con la mobilitazione: ci hanno accusato di aver portato in bambini in piazza. Insomma, c’è un attacco pesante della politica, nelle sue varie, forme, alla libertà di insegnamento, una cosa molto grave”.
Morando, Flc Piemonte: la scuola non è proprietà di nessuno
Segnali inquietanti, come si diceva sopra, arrivano anche dal Piemonte. Per la segretaria generale della Cgil regionale, Serena Morando, sono atti “di una gravità assoluta. La scuola non è proprietà di nessuno. La scuola è di tutte e tutti, delle studentesse e degli studenti, delle famiglie, del personale che vi opera e dell’intera comunità. È un luogo di crescita culturale, di sviluppo del pensiero critico, di confronto aperto e plurale. La scuola pubblica italiana nasce come presidio democratico, come spazio di emancipazione e di costruzione della cittadinanza”.
Per questo, aggiunge, “qualsiasi tentativo di appropriazione ideologica, di strumentalizzazione politica o di riduzione della sua funzione rappresenta un pericolo per la tenuta culturale e democratica dell’intero Paese” e dunque, conclude, “la Flc Cgil Piemonte andrà avanti, con l’intera comunità educante, in difesa di una scuola pubblica libera, inclusiva e democratica, affinché gli spazi scolastici non diventino terreno di propaganda, ma restino luoghi di confronto rispettoso e di crescita condivisa”.
























