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L’intelligenza artificiale nell’istruzione: i sindacati dell’educazione riuniti a Madrid per mettere al centro docenti, studenti e democrazia

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La FLC CGIL, rappresentata da Graziamaria Pistorino e Miriam Di Paola, ha preso parte il 29 e 30 giugno a Madrid al primo incontro in presenza della rete AI and Technology di Education International, promosso insieme ai sindacati spagnoli, FECCOO, STES e UGT, e al Ministero dell’Istruzione della Spagna. L’iniziativa ha riunito organizzazioni sindacali dell’istruzione provenienti da tutti i continenti, ricercatori ed esperti con un obiettivo preciso: costruire una risposta sindacale internazionale all’impatto dell’intelligenza artificiale sull’istruzione, mettendo al centro il diritto all’educazione, il lavoro docente e lo sviluppo delle bambine e dei bambini. (Education International)

L’incontro ha preso avvio dalla presentazione del rapporto di Armand Doucet, Teaching, AI, and the Human Core of Education: The Future Worth Defending, che rappresenta una delle più importanti riflessioni sviluppate da Education International sul tema. Il documento parte da una tesi netta: l’intelligenza artificiale non modifica le finalità dell’istruzione, ma rischia di trasformarne profondamente le condizioni di realizzazione, incidendo sulla relazione educativa, sulla valutazione, sullo sviluppo cognitivo e sul ruolo professionale degli insegnanti. Nel suo intervento, Doucet ha ricordato che ciò che conta di più nel processo di insegnamento è proprio la relazione umana fra docente e discente: «ascoltare, osservare, fare una domanda in più, accompagnare uno studente nei momenti di difficoltà, nella scoperta» – queste attività costruiscono la fiducia che lega studenti e insegnanti e sono insostituibili. L’intelligenza artificiale è già entrata nelle scuole; la sfida non è impedirne l’utilizzo, ma governarne lo sviluppo affinché prevalga la logica della crescita delle persone su quella del profitto. Per questo, ha sottolineato, è necessario rivendicare il giudizio professionale degli insegnanti, rifiutare l’estrazione indiscriminata dei dati di studenti e lavoratori e definire regole pubbliche per l’acquisto e l’utilizzo delle tecnologie.

Ampio spazio è stato dedicato anche ai diritti delle bambine, dei bambini e degli adolescenti nell’ambiente digitale. La ricercatrice Judith Jacovkis Halperin dell’Università di Barcellona ha evidenziato come l’intelligenza artificiale ponga questioni che riguardano il libero sviluppo della persona, l’uguaglianza, la libertà d’insegnamento, la tutela dei dati personali e la qualità della democrazia. Le piattaforme digitali, ha osservato, sono spesso progettate secondo logiche commerciali che non coincidono con gli obiettivi educativi della scuola pubblica. Per questo è necessario considerare anche la tecnologia come un terreno di conflitto e di intervento pubblico, nel quale il personale dell’istruzione e le loro organizzazioni sindacali devono avere voce nelle decisioni.

Le sessioni di lavoro hanno approfondito gli effetti dell’IA sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale degli studenti, richiamando i quattro pilastri dell’educazione individuati dal Rapporto Delors dell’UNESCO – imparare a conoscere, a fare, a essere e a vivere insieme – come riferimento per costruire un utilizzo responsabile delle tecnologie. Tra i principali rischi individuati figurano il progressivo indebolimento del pensiero critico dovuto all’eccessiva delega cognitiva agli strumenti di IA, la simulazione artificiale delle relazioni umane e la diffusione di contenuti sintetici che possono compromettere la capacità di distinguere informazioni affidabili dalla disinformazione. Un tema ricorrente dell’intero seminario è stato quello della governance democratica dell’intelligenza artificiale. Education International ha illustrato il lavoro svolto negli ultimi anni, dalle linee guida internazionali ai contributi presentati all’ONU, all’OCSE, all’UNESCO e all’ILO, fino alle iniziative sul ruolo della contrattazione collettiva e della professione docente nella regolazione delle tecnologie digitali.

Nelle conclusioni, il Segretario generale di Education International David Edwards ha richiamato la necessità di ricostruire una vera “infrastruttura della fiducia” fondata sulla relazione educativa, sulle corrette politiche pubbliche e sul rafforzamento della professione docente. Rivolgendosi alle organizzazioni sindacali, ha ribadito che il compito del movimento sindacale è costruire il potere necessario per orientare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nell’interesse pubblico e difendere i diritti del lavoro e della democrazia. Un messaggio sintetizzato in un’affermazione destinata a diventare uno dei riferimenti del dibattito internazionale: «No chatbox for the poor and teachers for the rich», perché l’intelligenza artificiale non può trasformarsi in uno strumento che aumenta le disuguaglianze educative sostituendo gli insegnanti proprio dove sarebbero più necessari, e cioè nei paesi o nelle aree più svantaggiate.

Per la FLC CGIL, il confronto di Madrid conferma la necessità di affrontare l’intelligenza artificiale come una questione politica, democratica e sindacale. Governare l’innovazione significa difendere la scuola come bene pubblico, garantire la libertà d’insegnamento, tutelare i dati personali e il lavoro educativo e fare in modo che ogni scelta tecnologica sia guidata dall’interesse delle persone e non dalle logiche del mercato. Solo così l’intelligenza artificiale potrà rappresentare uno strumento al servizio dell’istruzione, senza mettere in discussione ciò che rende la scuola insostituibile: la relazione umana tra docenti e studenti.


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