È stata firmata di concerto dai ministri dell’istruzione Valditara e dell’Interno Piantedosi la direttiva sulle “misure per il rafforzamento delle azioni di prevenzione e contrasto di fenomeni dell’illegalità negli istituti scolastici” annunciata all’indomani dei recenti fatti di cronaca di La Spezia.
La direttiva prevede che in caso di istituti scolastici che presentino profili di criticità, i prefetti, d’intesa con i dirigenti scolastici, potranno convocare apposite sedute del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per avviare attività di vigilanza e controllo anche attraverso il coinvolgimento di referenti delle strutture sanitarie, servizi sociali e altre non specificate realtà istituzionali e territoriali. Su richiesta dei capi d’istituto, potranno inoltre essere utilizzati strumenti di controllo agli accessi degli edifici incluso il ricorso a dispositivi manuali di rilevazione di oggetti metallici (metal detector).
Oltre a essere caratterizzata da una certa approssimazione sulle modalità di attuazione e riguardo agli illeciti, che vanno dalla detenzione di armi, allo spaccio e uso di droga fino al bullismo, la direttiva presenta una delimitazione non chiara delle azioni di contrasto e delle aree coinvolte, che non corrispondono esclusivamente agli edifici scolastici e alle loro pertinenze ma includono non meglio specificate “aree frequentate dai giovani”, con una preoccupante dilatazione delle responsabilità dei dirigenti scolastici e un evidente allargamento dei confini delle azioni di controllo, tanto indefinite quanto pericolose e arbitrarie, che potrebbero tradursi in un inquietante schieramento delle forze dell’ordine all’ingresso degli edifici scolastici.
Particolarmente inquietante risulta poi l’affermazione contenuta nella direttiva secondo cui “la sicurezza è la condizione dell’autentica libertà”, frase emblematica che riassume la curvatura repressiva delle misure introdotte ribaltando il paradigma più consono alla missione della scuola costituzionale per cui la libertà è una delle fondamentali condizioni della sicurezza.
Ordine e sicurezza sono infatti le parole d’ordine di un dispositivo che ha tutto il sapore di una azione mediatica e ideologica finalizzata a dare una risposta sbrigativa e inadeguata a fenomeni complessi che riguardano il disagio giovanile sul quale non si investe da tempo in misure strutturali. Vengono messe insieme, dentro i profili di criticità, sfere ampie che descrivono fenomeni diversissimi che vanno dalla violenza, all’uso di stupefacenti e al bullismo. Una semplificazione che certo non aiuta a comprendere e quindi ad arginare fenomeni evidentemente multifattoriali.
Servono rispetto e responsabilità per affrontare le difficili richieste di aiuto delle ragazze e dei ragazzi lasciati spesso da soli di fronte a bisogni educativi a cui oggi solo la scuola tenta di dare risposte attraverso la relazione e il dialogo.
Per questo la FLC CGIL chiede il ritiro immediato della direttiva.























