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Organici scuola 2026/2027: docenti, ancora tagli e zero investimenti

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Il Ministero dell’istruzione e del merito, con la nota 10164 del 16 aprile 2026 inviata agli Uffici scolastici regionali, ha definito le istruzioni operative per la determinazione degli organici del personale docente ed educativo a.s. 2026/2027.

Riguardo ai docenti, in evidenza va posto il taglio al contingente complessivo che si traduce in una sottrazione netta di 1.407 posti di potenziamento tra la scuola primaria e la secondaria; un ulteriore impoverimento dell’offerta formativa che risulta privata della finalità originaria di questi posti, diventati ormai la risorsa per avviare ogni tipo di modifica facendo quadrare i conti.

Le dotazioni organiche di sostegno saranno incrementate nella misura di 134 unità, praticamente nulla a fronte delle decine di migliaia di posti che vanno annualmente a costituire il fabbisogno in deroga per rientrare nei parametri di legge nelle classi che accolgono studenti con disabilità.

La nota fa riferimento allo schema di decreto interministeriale in corso di perfezionamento e delega agli Uffici scolastici regionali le opportune valutazioni su possibili compensazioni dei contingenti assegnati, per salvaguardare situazioni di criticità come le aree geografiche dei comuni montani e piccole isole oppure le realtà caratterizzate dalla presenza di alunni con fragilità negli apprendimenti e abbandono, nonché per l’avvio dei nuovi percorsi ordinamentali e di filiera nella secondaria di secondo grado.

Gli obblighi di valutazione più volte citati richiamano il numero massimo di classi attivabili nel secondo grado, il rispetto dei contingenti immutati nella suddivisione per gradi di istruzione e le clausole finanziarie che non consentono sforamenti ma nemmeno il venirsi a creare di posizioni di esubero.

Le uniche novità caratterizzanti la nota sono riconducibili alla riforma dell’istruzione tecnica che entrerà in vigore nel prossimo a.s. 2026/2027 con le classi prime, già definite in una soglia numerica massima.

La struttura organizzativa dei nuovi piani-orari implica l’accorpamento di molte discipline e conseguenti tagli alle cattedre, in una generale ridistribuzione delle aree del curricolo nelle quali diverse classi di concorso risultano penalizzate fin da subito e poi destinate alla marginalità a regime.

In prima attuazione del DM 29/2026 si partirà dalla nota 1397 del 19 marzo 2026, nella quale è indicato lo specifico obiettivo di salvaguardare le titolarità nell’organico dell’autonomia anche con l’utilizzo della quota del curricolo a disposizione delle scuole (66 ore per ciascun anno del biennio). Per i casi residui “potranno essere eccezionalmente costituite cattedre con un orario inferiore e, comunque, non al di sotto delle 15 ore settimanali e il completamento dovrà essere impiegato per il potenziamento degli insegnamenti obbligatori o per attivare ulteriori insegnamenti finalizzati agli obiettivi del PTOF.

IL NOSTRO COMMENTO

È l’ulteriore conferma di quanto la riforma dell’istruzione tecnica sia solo una tappa ideologica dell’azione governativa, imposta com’è senza alternativa, con restrizioni, riduzioni-orarie e tagli di organico: per chi l’ha pensata come promozione di una “scuola innovativa” il risultato è di pura propaganda, con un vuoto di contenuti e conseguenze dannose sul piano occupazionale e culturale.

La nota ministeriale 10164/26 non si discosta in modo significativo dalle precedenti ma estende ulteriormente gli affidamenti agli Uffici Scolastici: gli elementi di valutazione su cui operare (deroghe, costituzioni classi, analisi di contesto, compensazioni…) risultano articolati e gravosi, in assenza di una precisa gestione a carattere nazionale che pare allontanarsi progressivamente.

A fronte dell’obiettivo solo numerico di non superare i limiti finanziari, si lascia eccessivo margine all’intervento territoriale perdendo di vista l’insieme dei processi che determinano le scelte in campo.

Per ciò che riguarda la riforma dell’istruzione tecnica, appare evidente l’interesse di avviare il primo anno con strumenti estemporanei che riducano i tagli, senza mai ipotizzare quanto accadrà a seguire ovvero lungo percorso ordinamentale arrivato a regime. Anche qui vige la consegna del problema, ritenendo che l’autonomia delle scuole sia la soluzione per far quadrare le criticità derivanti dai tagli alle cattedre nell’applicazione del nuovo ordinamento e nascondere, così, il mancato finanziamento.

Del tutto assenti le indicazioni sui percorsi quadriennali della filiera tecnologico professionale.

Nulla di nuovo neppure per l’Istruzione degli adulti che nei fatti segna un incremento costante di iscrizioni senza riscontro in termini di risorse aggiuntive, e per le istituzioni educative alle quali si conferma il limite della consistenza di organico dell’anno scolastico 2011/2012.

A breve sarà disponibile un approfondimento sugli aspetti specifici dell’istruzione tecnica.

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