I risultati delle Rilevazioni 2026 sono stati presentati il 16 luglio 2026 dal Presidente dell’INVALSI Roberto Ricci, seguito dall’intervento del Ministro dell’Istruzione e del Merito Prof. Giuseppe Valditara. La presentazione delle slide informative è stata preceduta da un intervento della Dott.ssa Alessia Mattei, Responsabile dell’Area prove nazionali, che ha introdotto l’illustrazione di numeri e percentuali con un approfondimento sul valore della comprensione del testo come priorità metacomunicativa anche per ricodificare in lingua qualunque altra materia e argomento. Inoltre, è stato sottolineato il valore della comprensione del testo come sopravvivenza cognitiva, come competenza di cittadinanza, fondamentale pilastro democratico, e come competenza produttiva, perché chi è capace di comprendere e comunicare arricchisce concretamente anche il contesto di lavoro in cui opera.
Il Rapporto Nazionale INVALSI 2026 restituisce l’immagine di un sistema scolastico profondamente ferito e a due velocità. Dietro i trionfalismi manifestati dal Ministro, pronto a vantare successi, la realtà dei dati racconta un’altra storia: quella di una scuola primaria in forte sofferenza e di disuguaglianze territoriali che continuano a separare le opportunità per studentesse e studenti.
Il dato più allarmante riguarda la scuola primaria, storicamente fiore all’occhiello del nostro sistema formativo. Oltre il 35% dei bambini non raggiunge le competenze di base in matematica (: il 64% di alunni e alunne di II raggiungono la fascia base e in V si arriva al 63%, mentre nel 2019 si raggiungeva rispettivamente il 73% e il 72%), con una flessione che oscilla tra l’8% e il 10% rispetto al periodo pre-pandemico. A questo si aggiunge un preoccupante calo generalizzato nelle competenze di lingua italiana (: il 67% di alunni e alunne di II raggiungono la fascia base e in V si arriva al 73%, mentre nel 2019 si raggiungeva rispettivamente il 73% e il 75%). È la dimostrazione lampante che gli strascichi della crisi sanitaria non si cancellano con la propaganda. Per recuperare questi divari servono investimenti strutturali sugli organici, riduzione del numero di alunni per classe e tempo pieno garantito in tutta Italia, non l’introduzione di vuoti feticci pedagogici o la burocratizzazione del lavoro docente.
La frattura territoriale tra Nord e Sud del Paese non solo non si sana, ma si aggrava. Il dato della Sardegna è emblematico e drammatico: circa il 70% degli studenti nell’isola non raggiunge il livello minimo di sufficienza in matematica. Comunque, rileva INVALSI, la variabilità degli esiti nelle diverse regioni è piuttosto marcata. Anche al Centro-Nord vi sono regioni in cui la percentuale di allievi e allieve al di sotto del livello di sufficienza è più elevata. In Calabria, Sicilia e Sardegna e nella Provincia aut. di BZ (lingua italiana) la quota di allievi a livello 1 e 2 rimane molto alta, attorno al 50-60%. Siamo di fronte al risultato diretto di anni di tagli alle risorse, dimensionamenti scolastici selvaggi che desertificano le aree interne e insulari, e della totale assenza di un piano industriale per l’istruzione nel Mezzogiorno. Con questi numeri, l’attuazione dell’Autonomia Differenziata esclusa dalla sentenza 192 della Corte Costituzionale, ma che torna nell’introduzione della quota di autonomia presente nella riforma dei tecnici targata Valditara, potrebbe rappresentare il colpo di grazia definitivo per il diritto allo studio costituzionale.
Minimi gli effetti nel secondo ciclo d’istruzione degli interventi previsti da Agenda sud, che ha rappresentato una quota minimale rispetto alle effettive esigenze delle tante scuole del sud Italia. I dati della Sicilia e della Sardegna in particolare, hanno dimostrato che non è con poche unità di personale docente assunto solo per pochi mesi l’anno che è possibile affrontare e risolvere le tante difficoltà in cui versano le scuole meridionali e più in generale il sistema scolastico nazionale, ma occorrono investimenti strutturali a partire da un diffuso piano di assunzioni a tempo indeterminato.
L’unico dato realmente positivo del report riguarda la diminuzione del tasso di abbandono precoce degli studi, che si attesta all’8,2% superando in anticipo gli obiettivi del PNRR e proiettandosi verso il 7,3% per la fine dell’anno.
Ci auguriamo che il Ministero non si appropri di questo risultato per intestarlo alle sue riforme a costo zero o alla digitalizzazione forzata. Se la dispersione scolastica cala, il merito è unicamente delle donne e degli uomini della scuola – docenti, ATA, dirigenti – che ogni giorno, in contesti sociali spesso degradati e con stipendi tra i più bassi d’Europa, accolgono, supportano e tengono dentro le classi le nostre ragazze e i nostri ragazzi. Intanto, le epocali riforme di questo governo vanno in direzione opposta rispetto ai campanelli d’allarme che ha rilevato INVALSI:
- serve più comprensione del testo, ma si risponde con il taglio di un’ora di Italiano, con la diminuzione della Geografia e l’aumento della formazione scuola lavoro;
- serve maggiore diffusione di competenze STEM, ma si risponde con il dimezzamento di Chimica, Fisica, Biologia e Scienze naturali, con l’eliminazione/diminuzione di Complementi di matematica, di Matematica e di Tecnologia e Tecniche di rappresentazione grafica (TTRG);
- serve maggiore internazionalizzazione, ma si risponde tagliando le Lingue straniere;
- serve più coesione nazionale, ma si risponde con il curricolo frammentato scuola per scuola, in funzione delle imprese locali.
La FLC CGIL ribadisce che i dati INVALSI devono servire come strumento di analisi per il miglioramento strutturale del sistema di istruzione, e non, come spesso si è fatto, per colpevolizzare le scuole o i territori. Per invertire la rotta servono risposte immediate: estensione del tempo pieno e potenziamento degli organici; risorse mirate per le aree a rischio di esclusione sociale e rinnovo del contratto e adeguamento salariale; perché valorizzare il personale è il primo passo per dare dignità al sistema. La scuola pubblica ha bisogno di investimenti strutturali e stabilità, non di progetti spot e tagli camuffati da riforme.
![[Aggregator] Downloaded image for imported item #84342](https://www.flcgilnapoli.org/new/wp-content/uploads/2026/07/valutazione-27-2-696x463.jpeg)





























