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Resoconto della seduta del Consiglio Universitario Nazionale dell’8, 9 e 10 luglio 2025

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Durante la seduta del CUN dell’ 8-10 luglio, è stato espresso il parere in merito al decreto di riparto del FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario). Il parere, in particolare, valuta con favore la consistenza dello stanziamento messo a disposizione per l’anno corrente: 9.367,7 milioni di euro, superiore rispetto a quello del 2024 di circa 337 milioni.

 Ribadisce tuttavia  come le risorse destinate alle università e ricerca siano inferiori alla media europea.

Ravvisa un elemento di positività nell’incremento della quota base ( circa 667 milioni superiore all’anno scorso) e un ulteriore elemento positivo il limite minimo ( 1%) nell’ambito delle politiche di perequazione ed uno massimo (6%).

Elementi di criticità:

  •  la progressione annuale che fa riferimento al costo standard di formazione per studente. Vista l’ubicazione di alcune Università in aree regionali con reddito pro capite limitato, la riduzione o annullamento della tassa d’iscrizione e la difficoltà nei bilanci, la crescita di questa voce può determinare nel tempo delle ricadute negative sul sistema universitario;
  • la destinazione del 60% della quota premiale basata sulla VQR 2015-19 e non su quella più recente 2020-2024.

Il CUN chiede inoltre di far fronte all’esigenza di prevedere un piano straordinario per le nuove figure di RTT.

Il CUN esprime parere FAVOREVOLE sui criteri di ripartizione dell’FFO 2025 auspicando che la crescita dello stanziamento possa essere mantenuta nei prossimi anni.

Il nostro commento: non possiamo che esprimere una forte delusione in merito al parere favorevole del CUN al decreto di definizione del FFO 2025. Non solo le risorse risultano inferiori a quelle programmate ma l’organo accredita in questo modo il trucco del ministero di aumento della quota base di 660 milioni. Come abbiamo segnalato nel nostro comunicato pubblico questo aumento rilevante (che riporta la quota base sopra al 50% del FFO) è in realtà frutto del semplice consolidamento in questa quota dei trasferimenti relativi ai vecchi piani straordinari e per altre finalità (valorizzazione personale TAB e copertura scatti biennali docenti): per quasi 500 milioni in realtà non sono risorse aggiuntive, ma solo spostamenti da una voce all’altra del FFO. Per di più, questo trasferimento sarebbe corretto se i criteri di distribuzione fossero stati uguali a quelli della quota base, ma in realtà così non è.

Putroppo, ancora una volta dobbiamo constatare che l’organo atto a garantire la tenuta del sistema universitario nazionale, un organo eletto dalla comunità accademica che dovrebbe con forza contrastare le politiche ministeriali e governative di definanziamento dell’università pubblica, si sia limitato a una debole critica ed abbia, al pari della CRUI, avallato i tagli dei fondi e addirittura applaudito all’operato di un ministero che incentiva in questo modo il lavoro precario e mina le fondamenta dell’istruzione pubblica.


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