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Riordino dei tecnici: il “pasticciaccio brutto” di viale Trastevere

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Pubblicata  la circolare 1397 del 19 marzo 2026 relativa alle indicazioni operative del ministero riguardanti l’assetto ordinamentale degli istituti tecnici. La nota valorizza in premessa l’autonomia delle istituzioni scolastiche e conferma il valore della riforma, ma si smentisce nella sostanza con indicazioni che indirizzano le decisioni delle scuole e che tentano di depotenziare i tagli, gli accorpamenti e le gravi criticità del nuovo impianto ordinamentale. Si tratta di criticità che la FLC CGIL aveva annunciato da tempo e che durante le ultime settimane Dirigenti scolastici e Collegi dei Docenti hanno segnalato con grande preoccupazione. Segnalazioni che hanno evidenziato, tra l’altro, il complicato intreccio normativo prodotto dall’attivazione del riordino dell’istruzione Tecnica in concomitanza con l’avvio del percorso abbreviato della filiera tecnologico-professionale. Se Gadda fosse vissuto ai giorni nostri avrebbe scritto, probabilmente, “Quer pasticciaccio brutto de viale Trastevere” riferendosi a quanto sta accadendo in queste ore nei corridoi del MIM.

La nota arriva con assoluto ritardo rispetto alle operazioni di inserimento degli organici al sistema SIDI e nella sostanza scatta un vero e proprio contrordine della riforma, infatti, il MIM ha cercato di correre ai ripari con una semplice circolare che, mettendo in discussione senso e significato di un decreto ministeriale, invita gli istituti tecnici a utilizzare le ore della quota del curricolo scolastico in base ai criteri che seguono:

  • potenziare le ore di geografia e/o di seconda lingua comunitaria nel primo biennio del settore economico
  • potenziare le ore dedicate delle discipline scientifiche, afferenti all’ambito delle scienze sperimentali nel primo biennio del settore tecnologico-ambientale
  • salvaguardare la specificità dei diversi insegnamenti afferenti all’ambito delle scienze sperimentali
  • redistribuire le discipline degli ambiti tecnologie di base e elementi di base sempre “avendo come fine quello di non determinare soprannumero”
  • garantire la continuità alle classi di concorso già presenti in istituto anche se non presenti nel nuovo ordinamento.

La soluzione proposta, proprio perché imposta, contraddice la principale novità del DM 29/2026, ovvero la quota del curricolo a disposizione della scuola. Purtroppo, la cura è peggiore del male nei confronti delle scuole che, nel tentativo di dare un senso alla riforma, avevano già prodotto delibere al riguardo. Rispetto a queste scelte deve essere tutelata l’autonomia scolastica, una norma di rango costituzionale, inserita nel titolo V della Costituzione. Inoltre, rileggendo le indicazioni proposte dalla nota ministeriale, appare priva di senso una riforma ordinamentale che propone l’accorpamento in ambiti di discipline che poi necessariamente con una circolare vengono reintrodotte nella “quota del curricolo che la norma affida alle loro autonome determinazioni”.

Al momento, l’unica via d’uscita dall’impasse prodotto dal Ministero consiste nella proposta già avanzata dalla FLC CGIL e inoltrata con lettera della segretaria generale Gianna Fracassi: far approvare con estrema urgenza, un emendamento al Decreto-Legge 19 febbraio 2026, n. 19 per disporre lo slittamento dell’avvio della riforma all’anno scolastico 2027/2028 e avviare un serio ripensamento sulla proposta di revisione dell’assetto ordinamentale dell’Istruzione tecnica.

Questo chiedono anche i docenti nelle assemblee sindacali, nelle lettere, nelle comunicazioni alle RSU, insieme ai Dirigenti scolastici: il livello di preoccupazione per la riduzione oraria di diverse discipline è salito alle stelle: per la FLC CGIL, dunque, la mobilitazione contro questa inutile e dannosa riforma dei tecnici continua.

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