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Scuola, intercultura, con/cittadinanze: un impegno che si rinnova. Report

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L’iniziativa si è svolta in una forma innovativa e diffusa, coinvolgendo contemporaneamente Roma, Mondovì, Reggio Emilia e Palermo. Un’esperienza che ha intrecciato approcci diversi – pedagogici, linguistici, psico-sociali, antropologici e sindacali – nel tentativo di costruire una lettura complessa e condivisa dei temi dell’intercultura, dell’inclusione e della cittadinanza.
Leggi la notizia con il programma del seminario.

Creare uno spazio di incontro, dialogo e convivenza civile

Nel suo intervento, Massimo Baldacci ha collocato la questione interculturale all’interno dei processi di globalizzazione, delle trasformazioni demografiche e delle dinamiche di decolonizzazione che attraversano il mondo contemporaneo. Di fronte a questi cambiamenti, ha osservato, persistono ancora rappresentazioni rigide delle culture che alimentano stereotipi, discriminazioni e forme di esclusione. Riprendendo anche il concetto di “violenza simbolica” elaborato da Pierre Bourdieu, Baldacci ha evidenziato come spesso si continui a definire l’altro attraverso immagini e categorie precostituite, negandogli la possibilità di autorappresentarsi.

Le comunità migranti e diasporiche, al contrario, vivono processi continui di ibridazione culturale che mettono in discussione ogni visione statica dell’identità. Per questo l’educazione interculturale non può essere concepita come semplice integrazione o assimilazione, bensì come costruzione di relazioni nuove e trasformative.

«Un autentico processo interculturale è un processo di sviluppo condiviso e di trasformazione reciproca», ha affermato Baldacci. La scuola può svolgere un ruolo decisivo nella costruzione di questo “terzo spazio” tra culture diverse: «uno spazio di incontro, dialogo, ibridazione reciproca e convivenza civile».

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Con/cittadinanze: una scelta culturale, politica e sociale

Nelle conclusioni, Gianna Fracassi ha sottolineato la necessità di sottrarre temi così complessi alla logica della semplificazione e dell’immediatezza mediatica, rivendicando il valore dell’approfondimento e della riflessione collettiva. «Parlare di inclusione scolastica non significa solo parlare di aspetti tecnico-didattico-pedagogici, ma significa interrogarsi sul futuro della convivenza democratica. Affrontare oggi questo tema ha un portato politico fortissimo».

Per la segretaria generale della FLC CGIL, l’intercultura rappresenta una scelta di natura culturale, politica e sociale che riguarda l’intera comunità educante e la qualità della democrazia. Una scelta che la scuola italiana ha costruito nel tempo grazie all’impegno quotidiano di docenti, dirigenti e personale ATA.

Un impegno che aveva visto tra i suoi promotori Beniamino Lami. Guarda il video.

Fracassi ha ribadito che «la multicultura non è un problema da gestire ma una risorsa da valorizzare» e ha richiamato la contraddizione che vede centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi crescere nelle scuole italiane senza essere ancora pienamente riconosciuti sul piano formale come cittadine e cittadini. Allo stesso tempo, Fracassi ha denunciato l’attacco culturale che oggi investe il modello interculturale costruito dalla scuola pubblica italiana, sostituito da visioni assimilazionistiche e da impostazioni che non riconoscono la diversità come una risorsa.

«Stiamo dalla parte di una scuola pubblica che non deve diventare lo specchio delle disuguaglianze sociali ma deve continuare a essere la leva per superarle», ha affermato.

Guardando alle prospettive future, la segretaria generale ha annunciato la volontà della FLC CGIL di costruire un documento aperto sui temi dell’inclusione e delle con/cittadinanze da condividere con associazioni professionali, realtà sociali e organizzazioni democratiche del Paese.

Perché, ha concluso, «una democrazia si misura soprattutto dalla capacità di includere chi rischia di rimanere ai margini» e perché è necessario continuare ad avere «il coraggio delle nostre idee», contrastando ogni tentativo di utilizzare i temi di questa iniziativa per alimentare discriminazioni, xenofobia e ottenere per questa via consenso facile.

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Seguirà, nei prossimi giorni, la pubblicazione di altri interventi.


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