Da quando è iniziata l’invasione russa nel febbraio 2022, l’istruzione in Ucraina ha subito danni gravissimi. Secondo UNICEF, solo quest’anno oltre 340 strutture educative sono state danneggiate o distrutte; complessivamente, da quando la guerra è esplosa, sono quasi 2.800 le scuole “colpite”. Molti studenti, almeno 4,6 milioni, affrontano difficoltà di accesso alla scuola: scuole chiuse, continui allarmi aerei, lezioni online o in rifugi sotterranei. In alcuni territori di prima linea le aule “normali” non esistono quasi più e le lezioni si svolgono in bunker, corridoi di metropolitane o rifugi; uno scenario che rende la regolarità didattica e la stabilità di docenti e studenti un miraggio.
In questo contesto drammatico, il governo di Kiev ha proposto modifiche alla normativa sull’insegnamento che, secondo le organizzazioni sindacali, peggiorerebbero ulteriormente la condizione dei docenti. Le misure prevedono: aumento dell’orario di insegnamento (da 18 a 22 ore settimanali), trasformazione dei contratti a tempo indeterminato in contratti a termine (1–5 anni), riduzione di posti di lavoro equivalenti a tempo pieno e tagli di bonus e indennità. Secondo le stime, queste misure metterebbero a rischio oltre 70.000 posti di lavoro nella scuola ucraina.
In risposta al piano del governo, il sindacato ucraino TUESWU, insieme a Education International (EI) e all’European Trade Union Committee for Education (ETUCE), ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale per chiedere il ritiro delle misure proposte. Tra le azioni suggerite: invio di lettere ai parlamentari ucraini, pressioni diplomatiche tramite ambasciate, mobilitazione mediatica e campagne di solidarietà.
In questo contesto, per la FLC CGIL è necessario svolgere un ruolo concreto: aderire all’appello internazionale, diffonderlo in Italia, sensibilizzare la comunità scolastica e rafforzare la pressione su scala europea affinché venga tutelato il diritto al lavoro stabile e dignitoso per gli insegnanti ucraini. Difendere gli insegnanti significa difendere non solo i posti di lavoro, ma la possibilità stessa di garantire un’istruzione stabile e di qualità in un Paese devastato dalla guerra. Ogni docente che perde il lavoro è un tassello in meno nella ricostruzione sociale e educativa dell’Ucraina. Per tutte queste ragioni, nell’ambito di questa azione internazionale collettiva, la FLC CGIL ha inviato una lettera all’ambasciata ucraina in Italia. Si tratta di una richiesta al Parlamento per il ritiro delle norme proposte dal governo in solidarietà con TUESWU a difesa dei principi democratici e della giustizia sociale.
In un momento in cui le scuole vengono bombardate, trasformate in rifugi o cancellate, la difesa dei diritti degli insegnanti in Ucraina afferma un principio universale: senza dignità e stabilità del lavoro docente, non può esistere un’istruzione di qualità né una società democratica. La solidarietà internazionale del mondo dell’educazione resta oggi più che mai essenziale in un percorso che, a partire dai luoghi della conoscenza, deve condurre a un movimento culturale e sociale di pressione per il fermate il fuoco e l’avvio di concrete azioni diplomatiche per riconsegnare una vita pacifica al popolo ucraino.






















