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Solidarietà con l’Unione degli Insegnanti della Siria Settentrionale e Orientale (UTNES) e il popolo curdo in Rojava

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Martedì 27 gennaio si è svolto un incontro online con l’Unione degli Insegnanti della Siria Settentrionale e Orientale (UTNES) organizzato da una rete di solidarietà internazionale di sindacati dell’istruzione. La rete di solidarietà con UTNES, recentemente creata, è un’iniziativa di diversi sindacati in Europa e nel mondo, con il supporto di Education International e ETUCE.

Durante l’incontro i colleghi dell’UTNES hanno descritto la situazione degli insegnanti nella Siria settentrionale e orientale (Rojava). Dall’8 gennaio, gruppi armati, tra cui Hay’at Tahrir al-Sham (Gruppo militante islamista della Siria, noto anche con l’acronimo di HTS o come Organizzazione per la liberazione del Levante) e le forze mercenarie siriane legate alla Turchia, hanno attaccato le regioni autogestite della Siria settentrionale e orientale. Questi attacchi hanno esposto le popolazioni locali, in particolare i civili curdi, al rischio di massacri nella zona di conflitto. Inoltre, il rilascio di migliaia di membri dell’ISIS dalle prigioni nelle aree occupate da HTS e dai gruppi armati sostenuti dalla Turchia ha aumentato drasticamente il rischio di una recrudescenza dell’ISIS. Si tratta di una grave minaccia non solo per la regione, ma anche per la pace e la sicurezza globali.

Gli attacchi militari hanno colpito gravemente servizi essenziali come risorse idriche, scuole e ospedali. A causa della chiusura delle scuole nella Siria settentrionale, migliaia di studenti e insegnanti sono stati privati ​​dell’accesso all’istruzione.

Per oltre un decennio, l’esperienza culturale del Rojava ha avuto il merito di creare un sistema educativo pluralistico e orientato al pubblico, che ha permesso a decine di migliaia di studenti di ricevere istruzione nella loro lingua madre: una svolta storica rispetto a decenni di cancellazione linguistica e culturale forzata sotto un regime autoritario centralizzato. Questo progetto educativo si è basato sulla pedagogia democratica, sulla parità di genere e su programmi di studio inclusivi, con insegnanti che svolgono un ruolo di primo piano nello sviluppo dei curricoli, nella formazione degli insegnanti e nella governance educativa.

Oggi, tutto questo è minacciato dall’avanzata militare che mette sotto assedio le aree amministrate dai curdi, le scuole vengono chiuse, gli insegnanti vengono spostati e le strutture sindacali smantellate. Esiste il grave rischio che anni di lavoro sindacale, pratiche educative democratiche e programmi di studio ispirati al rispetto delle donne vengano sradicati e sostituiti da modelli educativi autoritari e imposti dalla religione, simili a quelli applicati nei sistemi di autocrazia religiosa. Una tale trasformazione non solo violerebbe i diritti educativi fondamentali, ma rappresenterebbe anche un attacco diretto alla libertà accademica, all’uguaglianza di genere e all’autonomia collettiva degli insegnanti.

Da parte di tutte le organizzazioni sindacali presenti è stata espressa profonda preoccupazione e la necessità urgente di solidarietà con l’UTNES e il popolo curdo in Rojava. Anche la FLC CGIL ha sottolineato che l’attenzione dell’opinione pubblica e dei governi sui crimini contro l’umanità deve essere richiamata sui gravi fatti che stanno accadendo. Si tratta di eventi che devono essere diffusi il più possibile in modo che la gente possa comprenderne la importanza e le possibili conseguenze.

Infine, tra i diversi suggerimenti per la solidarietà, la FLC CGIL ha proposto un’azione comune da parte di tutte le organizzazioni affiliate a Education International. Confederazioni, sindacati, scuole e reti globali rappresentano uno dei punti di resistenza più efficaci, con questi strumenti è indispensabile attivarsi per fermare quello che si teme potrà essere un nuovo massacro del popolo curdo. Insieme a Education International ribadiamo il nostro impegno a proteggere e promuovere i diritti del personale e, soprattutto, a garantire a tutti il diritto alla vita e all’istruzione. Continueremo a lavorare insieme in solidarietà.


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