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UNICEF: aumenta il lavoro degli adolescenti e crescono i rischi per la sicurezza

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Pubblicato nel giugno 2026, il Quarto Rapporto statistico dell’Osservatorio UNICEF per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile analizza l’andamento del lavoro tra i minorenni nel quinquennio 2020-2024 e presenta le prime evidenze disponibili per il 2025. In Italia cresce il numero degli adolescenti che lavorano e con esso l’urgenza di rafforzare le tutele e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Nel 2025 i lavoratori tra i 15 e i 17 anni sono 81.565. Un dato che segna una forte crescita rispetto sia al periodo pandemico, quando nel 2020 erano 35.505, sia rispetto al periodo precedente al Covid, quando nel 2019 erano 47.552.

L’aumento registrato negli ultimi anni non rappresenta quindi soltanto il recupero dei livelli occupazionali precedenti alla pandemia, ma evidenzia una crescita strutturale che porta il numero degli adolescenti occupati ai livelli più elevati rilevati dall’Osservatorio UNICEF.

L’incremento è stato particolarmente intenso tra il 2020 e il 2022, quando il numero dei lavoratori minorenni è passato da 35.505 a 69.601 unità. Negli anni successivi l’incremento è proseguito fino a raggiungere il picco di 81.683 lavoratori nel 2024, sostanzialmente confermato anche nel 2025.

È anche aumentata l’incidenza del lavoro sulla popolazione della stessa fascia di età: dal 2,08% del 2020 al 4,67% del 2025, più del doppio in cinque anni.

La grande maggioranza dei lavoratori minorenni è impiegata come lavoratore dipendente. Nel 2025 i dipendenti tra i 15 e i 17 anni sono oltre 73 mila, segno di una presenza sempre più consistente degli adolescenti all’interno di contesti produttivi strutturati.

La distribuzione territoriale appare particolarmente differenziata. L’incidenza più elevata si registra in Trentino-Alto Adige, dove risulta occupato il 22,54% dei ragazzi della stessa fascia di età, seguito dalla Valle d’Aosta con il 17,46%. Valori superiori alla media nazionale si registrano anche in Abruzzo (8,19%), Marche (7,12%), Puglia (6,35%) e Molise (6,08%), a fronte di una media italiana del 4,67%.

Il confronto tra il 2024 e il 2025 mostra una sostanziale stabilizzazione del dato nazionale, ma con dinamiche regionali differenziate. Gli incrementi più significativi si registrano in Valle d’Aosta (+12,85%), Lombardia (+7,18%) e Umbria (+6%), mentre le diminuzioni più consistenti riguardano Emilia-Romagna (-9,72%), Sardegna (-6,33%), Basilicata (-5,49%) e Marche (-4,97%).

Se la prima parte del rapporto fotografa la crescita dell’occupazione tra gli adolescenti, la sezione dedicata agli infortuni richiama l’attenzione sulle conseguenze che questa tendenza comporta sul piano della salute e della sicurezza.

Le denunce di infortunio che coinvolgono lavoratori tra i 15 e i 17 anni sono passate dalle 5.815 del 2020 alle 18.617 del 2024. Nel quinquennio preso in esame dal rapporto sono state complessivamente 70.791.

Secondo l’UNICEF, l’aumento delle denunce riflette il ritorno dei giovani nei contesti lavorativi dopo la fase pandemica e richiama la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione, formazione e tutela della salute. Nel 2024 il tasso di denunce rispetto al numero dei lavoratori della stessa fascia di età si attesta al 22,79%.

Particolarmente significativa è anche la concentrazione territoriale del fenomeno: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Trentino-Alto Adige rappresentano da sole oltre il 60% delle denunce registrate nel periodo 2020-2024.

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sugli eventi più gravi. Secondo i dati diffusi da UNICEF, nel quinquennio 2020-2024 gli infortuni mortali in occasione di lavoro e in itinere che hanno coinvolto minorenni sono stati 18, di cui 7 registrati nel solo 2024.

Si tratta di dati che interpellano direttamente anche il sistema dell’istruzione e della formazione. Negli ultimi anni la FLC CGIL ha più volte richiamato l’attenzione sui rischi cui possono essere esposti studenti e studentesse impegnati in attività formative svolte in contesti lavorativi, chiedendo una profonda revisione dei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO) e ponendo al centro il tema della salute e della sicurezza.

Anche i dati più recenti dell’INAIL mostrano una riduzione rispetto ai picchi registrati negli anni precedenti per gli infortuni che coinvolgono gli studenti nei percorsi formativi. Un segnale positivo che non può però far abbassare l’attenzione: nessun infortunio può essere considerato accettabile quando riguarda ragazze e ragazzi impegnati in attività che dovrebbero avere finalità educative, formative e orientative.

Per la FLC CGIL il rapporto tra scuola e lavoro non può essere affrontato esclusivamente in termini di occupabilità o di risposta alle esigenze del mercato. La tutela della salute, il diritto allo studio, la qualità dei percorsi formativi e la formazione alla sicurezza devono rappresentare condizioni preliminari e irrinunciabili.

Il Quarto Rapporto UNICEF dedica ulteriori approfondimenti agli infortuni degli studenti, alle condizioni occupazionali dei lavoratori fino a 19 anni di età e all’analisi delle denunce con esito mortale. Temi che contribuiscono a restituire un quadro più ampio del fenomeno e che possono essere approfonditi attraverso la consultazione del rapporto integrale.


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