Roma, 11 giugno – È in corso un’indagine da parte della Procura di Napoli su oltre 4.200 iscrizioni all’Università Telematica Pegaso ritenute irregolari (relative a corsi di formazione per educatori professionali socio-pedagogici, lauree e master). Un’inchiesta che vede 40 iscritti nel registro degli indagati con accuse gravissime, tra le quali figurano associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e falsità ideologica, che sembrano rispondere a un unico obiettivo: aumentare gli iscritti e incrementare i ricavi.
“È la logica conseguenza di un sistema basato sul profitto e sul mercimonio di corsi, titoli e attestati formativi, che finisce per trasformare questi atenei in veri e propri titolifici. Una deriva che la FLC CGIL denuncia da anni”, così commenta la notizia dell’indagine Gianna Fracassi, segretaria generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.
“La nostra organizzazione – sottolinea Fracassi – ha prodotto sulla questione dossier dettagliati, organizzato iniziative pubbliche e segnalato comportamenti illeciti al Ministero dell’Università e al CUN. Eppure, ha assistito solo ad atti che hanno alleggerito gli obblighi e facilitato l’aggiramento della normativa da parte degli atenei for profit. Basti pensare al decreto 1835 che ha salvato Multiversity, E-Campus e simili, dimezzando i requisiti loro richiesti e prospettando la possibilità di esami on line”.
“Continuiamo infatti a ricevere segnalazioni allarmanti su una situazione inaccettabile: le verifiche on line proseguono come se nulla fosse – sottolinea la dirigente sindacale -, convalidate da sessioni d’esame organizzate come vere e proprie ‘catene di montaggio’. Si assiste al riconoscimento di più esami attraverso colloqui di pochi minuti, basati magari su una sola domanda. Siamo di fronte a un mero adempimento burocratico per confermare il voto della prova on line, che aggira la norma e svilisce il valore stesso del percorso di studi”.
“Bene, dunque, l’indagine della Magistratura – evidenzia la leader FLC -, ma ora sarebbe essenziale capire se comportamenti simili avvengano anche negli altri atenei dello stesso gruppo o nei 4 o 5 atenei che si muovono palesemente con le stesse logiche e bisogna porre l’attenzione anche su tutti i soggetti che erogano titoli e certificazione tra le più varie. Un messaggio chiaro va dato alle istituzioni: MUR e ANVUR non possono più voltarsi dall’altra parte o limitarsi a emanare linee guida di facciata. Devono agire una vigilanza effettiva e rigorosa”.
“Rischiamo un punto di non ritorno nel degrado del sistema universitario. La laurea deve tornare a essere il risultato di un percorso di studio autentico. Bisogna superare definitivamente i modelli for profit nell’istruzione universitaria e ribadire un principio inalienabile: la conoscenza è un diritto e un bene pubblico, non un business”, conclude Fracassi.
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