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Università in crisi. La priorità non può essere il mandato dei Rettori

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“Mentre l’università italiana affronta una crisi sempre più evidente, segnata da sottofinanziamento, precarietà diffusa nella ricerca e difficoltà di bilancio per molti atenei, il dibattito politico sembra concentrarsi su un’unica questione: la modifica dei mandati dei Rettori e delle Rettrici”. È quanto si legge in una nota della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

“Durante la discussione del decreto-legge PNRR – continua la nota -, è stato infatti presentato un emendamento che cambierebbe radicalmente le regole della governance universitaria. La proposta prevede il passaggio dall’attuale mandato unico di sei anni a un sistema che consentirebbe fino a due mandati da cinque anni ciascuno, anche non consecutivi, per un totale di dieci anni di permanenza in carica”.

Per la FLC CGIL: “L’emendamento introduce norme transitorie confuse che consentirebbero ai Rettori in scadenza di ricandidarsi, creando persino la possibilità che nella stessa elezione alcuni candidati concorrano per mandati di durata diversa. Una soluzione tecnicamente pasticciata e politicamente discutibile. La giustificazione di garantire la continuità della governance in relazione al PNRR è debole e contraddittoria. Il PNRR è nella sua fase conclusiva e non può diventare il pretesto per introdurre una modifica strutturale e permanente della governance universitaria”.

“Nel frattempo – sottolinea il sindacato di categoria -, restano senza risposta i problemi reali del sistema: migliaia di ricercatrici e ricercatori precari espulsi dagli atenei, risorse insufficienti, riforme del reclutamento inefficaci, il ruolo indebolito degli organi di rappresentanza e la crescita di modelli universitari sempre più verticalizzati”.

“In una fase così delicata, la priorità non può essere la tutela degli incarichi apicali. Serve invece un confronto serio sul futuro dell’università pubblica: finanziamenti adeguati, stabilizzazione del lavoro di ricerca, rafforzamento del diritto allo studio e reale autonomia del sistema universitario. Servono politiche strutturali e lungimiranti, non interventi costruiti per rispondere a interessi particolari”. Conclude la nota.


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