Istituto Santa Giuliana, la Congregazione conferma la chiusura e non prospetta soluzioni. Sarà sciopero

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A cura della FLC CGIL Bologna e FP CGIL Bologna

Le lavoratrici e dei lavoratori dell’Istituto Santa Giuliana proseguono la vertenza in difesa del proprio lavoro e denunciano: una scuola viene chiusa, e 27 posti di lavoro cancellati, nel silenzio assordante della città.

La Congregazione delle Suore Mantellate ribadisce la propria decisione di chiudere scuola e convitto siti in Via Albertoni per vendere l’immobile, e non solo non prospetta alcuna soluzione rispetto alle ricadute occupazionali della propria scelta, ma addirittura propone – provocatoriamente ci sentiamo di dire – di anticipare la chiusura dei contratti rispetto alla scadenza dell’anno scolastico. Una scelta che provoca inoltre un grave danno sia agli alunni frequentanti la scuola, che agli studenti fuori sede ospiti del convitto, aumentando la già forte crisi abitativa e pregiudicando la loro possibilità di continuare gli studi in città.

Nel mentre, non abbiamo udito una sola parola, né letto alcuna presa di posizione pubblica in merito alla vicenda, da parte del Sindaco di Bologna, del Cardinale e dell’Ufficio Scolastico.
Eppure parliamo di una scuola paritaria che negli anni ha ricevuto centinaia di migliaia di euro di finanziamenti pubblici, sia da parte del Ministero dell’Istruzione che del Comune stesso.
E parliamo di una scuola cattolica, proprietà di una Congregazione religiosa che ci pare però allontanarsi parecchio, nei propri comportamenti, dal messaggio di centralità e valore del lavoro che pure questa Curia, e lo stesso Papa Francesco, hanno sempre veicolato.
Mai proverbio fu più calzante: si predica bene ma si razzola male.

Dunque ancora una volta occorre che siano le lavoratrici stesse a riaffermare la propria dignità.
Lo faranno lunedì 27 marzo con una giornata che sarà non solamente di sciopero, ma di mobilitazione, per riportare all’attenzione delle autorità cittadine ciò che sta avvenendo. Nei giorni prossimi renderemo dunque note le modalità della protesta in quella giornata.

Chiediamo se davvero non sia arrivato il momento di rivedere la decisione di finanziare con soldi pubblici un soggetto che da un momento all’altro decide di cessare l’attività, senza assumersi per questo la benché minima responsabilità sociale.

Chiediamo che il pagamento delle risorse già stanziate a favore di questo soggetto sia sospeso, e anzi il Comune di Bologna chieda il risarcimento delle somme già erogate in questi anni. Come si può infatti sostenere che l’Istituto stia onorando la convenzione comunale, “qualificando l’offerta formativa”, nel momento stesso in cui chiude i battenti?
La medesima domanda la rivolgiamo all’Ufficio Scolastico territoriale, dal momento che l’Istituto gode del riconoscimento della parità scolastica e, di conseguenza, di ingenti finanziamenti che dovrebbero corrispondere all’esercizio di una “funzione pubblica”.

Chiediamo che la Curia intervenga nella vicenda, richiamando l’ente religioso al rispetto dei valori e degli impegni condivisi nel Patto Regionale per il Lavoro e nel Patto Metropolitano, di cui la stessa Arcidiocesi è firmataria.

Le lavoratrici e i lavoratori non rimarranno silenti e inerti a guardare cancellare il proprio lavoro e chiudere il convitto e la scuola che in tutti questi anni li ha visti spendere passione e professionalità nell’accoglienza e nell’istruzione di generazioni di studenti.

Chiediamo che la politica e le istituzioni cittadine facciano altrettanto, rifiutandoci di credere che “la città più progressista d’Europa” possa rivelarsi alla prova dei fatti impotente di fronte a scelte tanto gravi e irresponsabili.


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