La dispersione scolastica, Agenda sud e il “Paltò di Napoleone”

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Tutti ricordano la scena del film “Miseria e Nobiltà”, dove un affamato don Pasquale invita Totò, che tiene in braccio un cappotto da dare in pegno, a recarsi dallo sciarcuttiere elencandogli tutte le cose da avere in cambio. L’elenco è talmente lungo che Totò, guardando ripetutamente il cappotto, alla fine esclama: “Pasquale dimmi una cosa: ma qui dentro c’è il paltò di Napoleone?

Sembra di assistere alla medesima scena, dal contenuto sempre attuale, allorquando si parla delle risorse destinate all’iniziativa “Agenda sud” propagandata dal governo e dal Ministro dell’istruzione come una iniziativa epocale e senza precedenti in tema di lotta ai divari territoriali e alla dispersione scolastica.

Queste parole sono molto lontane rispetto alle risorse effettivamente stanziate.

Il 30 agosto scorso il Ministro Valditara ha firmato un decreto che stanzia 265,5 milioni di euro per la riduzione dei divari territoriali e negli apprendimenti destinati ad oltre 2mila scuole del Mezzogiorno. Durante l’evento di lancio del PON Scuola e Competenze 2021 -2027 apprendiamo, per candida ammissione dello stesso Ministro, che ben 184,8 milioni di euro destinati a tutte le scuole primarie del Mezzogiorno, sono prelevati dalle risorse residue del PON 2014-2020 e che la cifra restante proviene dal PNRR. Insomma neanche un euro in più di quello che il nostro Paese e il Ministero avevano già a disposizione.

Poi abbiamo il decreto Caivano di cui si conoscono le bozze.

Innanzitutto verrebbe istituito un fondo finalizzato a prevenire processi di emarginazione sociale, destinato alle istituzioni scolastiche statali delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, individuate sulla base dei dati relativi alla fragilità negli apprendimenti. Le risorse sono pari a 25 milioni di euro di cui 15 provengono sempre dal PON.

Gli altri interventi preannunciati (e da verificare) sono riassunti nella seguente tabella

Intervento

2023

2024

2025

Incarichi temporanei personale ATA

10 milioni

//

//

Potenziamento organico docenti

6,4 milioni

16 milioni

9,6 milioni

Incremento Fondo Miglioramento Offerta Formativa

//

4 milioni

4 milioni

TOTALE

16,4 milioni

20 milioni

13,6 milioni

Nel frattempo l’investimento 1.4 del PNRR specificatamente dedicato alla lotta ai divari territoriali con risorse pari a 1,5 miliardi, langue. Al momento è stato pubblicato il decreto di ripartizione di 500 milioni di euro a circa tremila scuole. L’investimento prevederebbe, tra l’altro,

  • docenti di supporto (per italiano, matematica e inglese) per almeno un biennio
  • potenziamento del tempo scuola con progettualità mirate, incremento delle ore di docenza e presenza di esperti per almeno 2000 scuole

Segnaliamo che il governo ha chiesto modifiche di questo investimento in sede di richiesta di revisione del PNRR.

Inoltre, ai sensi del decreto legge 75/23 le scuole sono autorizzate, ad attivare incarichi temporanei di personale amministrativo, tecnico e ausiliario a tempo determinato fino al 31 dicembre 2023 per lo svolgimento di attività di supporto tecnico, finalizzate alla realizzazione dei progetti finanziati dal PNRR. A tal fine è istituto presso il Ministero dell’Istruzione un fondo, con la dotazione di 50 milioni di euro per l’anno 2023. Le risorse sono prelevate dai risparmi per la mancata attivazione dell’attività tutoriale nell’ambito dei percorsi di formazione iniziale. Anche in questo caso si tratta di uno spostamento una tantum di risorse già disponibili.

A fronte di tutta questa propaganda il Ministro dimentica che

  • la legge di bilancio 2023 ha previsto il nuovo dimensionamento delle scuole a partire dal 2024/25 che comporterà sia una pesante riduzione del numero delle autonomie scolastiche soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno che un forte aumento di quei divari territoriali che proprio il Ministro stesso afferma di combattere
  • la spending review prevede tagli per il Ministero dell’Istruzione per oltre 44 milioni euro nel 2024 e di quasi 58 milioni di euro per il 2025.

Gli interventi ipotizzati, evidenziano un approccio episodico, senza alcun respiro strategico alla dispersione scolastica. Le scarse risorse nazionali e l’ampio, se non totale, ricorso ai fondi europei, condite dalle solite esternazioni sull’apertura estiva delle scuole, sono la testimonianza di un uso solo propagandistico costruito su uno dei più gravi drammi del nostro Paese. È evidente che ben altre dovrebbero essere le scelte di sistema. Ad esempio l’elevamento dell’obbligo scolastico ad almeno 18 anni, l’obbligatorietà della scuola dell’infanzia, una drastica riduzione del numero degli alunni per classe nelle situazioni più problematiche (soprattutto nel primo biennio della scuola secondaria di II grado ed in particolare negli istituti professionali), formazione delle classi conseguenziali in base agli obiettivi di riduzione della dispersione, l’ampliamento del tempo scuola, un sistema nazionale di valutazione che abbia come prima priorità la riduzione del tasso di abbandono scolastico. 

Per fare questo e altro ancora, occorrono risorse e investimenti veri e non giochini contabili.


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