CNR. Piano di rilancio: tutto cambia? Come?

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Al fine di ottemperare al vincolo previsto in Legge di Bilancio per il 2022 (legge 234/2021, art.1, commi 315-323), il CdA del CNR del 28 giugno ha in o.d.g.: 

5. PIANO DI RIORGANIZZAZIONE E RILANCIO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE – APPROVAZIONE

In un messaggio diffuso venerdì 24 giugno dalla presidente si elogia il lavoro portato avanti e “incardinato sui temi della condivisione e partecipazione. Moltissimi sono stati i segnali di accoglimento, apprezzamento, richiesta di integrazione, critiche e desiderio di dettaglio: tutti gli uffici che da mesi sono impegnati in stesura, studio, analisi e pianificazione sono stati costantemente sollecitati a prendere evidenza di ogni contributo, affinchè la svolta che si prospetta per l’Ente sia davvero figlia di una visione ampia, inclusiva e coerente per la crescita del CNR e di tutti noi

Purtroppo questo pensiero non rispecchia i fatti.

La FLC CGIL considera cruciale il Piano per il Rilancio dell’Ente, ma il contributo e la partecipazione non sono andati nella direzione auspicata. Pochi giorni fa il Piano, un corposo documento di 940 pgg.  è stato inviato alle organizzazioni sindacali; un documento che, vista l’importanza, avrebbe richiesto un’attenta valutazione da parte del personale e delle sue rappresentanze sindacali. Ma il Piano va in CdA oggi 28 Giugno 2022 per la sua approvazione. Evidentemente non c’è stato dato il tempo per una analisi approfondita e un confronto con il personale. Nel Piano ci sono sicuramente elementi positivi e condivisibili, quello che non è condivisibile è il metodo di coinvolgimento del personale, solo in apparenza democratico e limitato alle 5 domande del questionario. Come hanno risposto i Direttori di Dipartimento e di Istituto all’invito di rendere ampia la discussione e la partecipazione del personale? Quanti Consigli Scientifici di Dipartimento e quanti dei Consigli di Istituto sono stati realmente coinvolti nella discussione sul Piano di rilancio? Come sono state coinvolte le organizzazioni sindacali?  Per questo ribadire “…. la svolta che si prospetta per l’Ente sia davvero figlia di una visione ampia, inclusiva e coerente per la crescita del CNR e di tutti noi” lascia alquanto perplessi. 

LA FLC CGIL si riserva di entrare nel merito puntuale dei diversi argomenti che compongono il Piano, ma non può esimersi dall’anticipare alcune considerazioni di carattere generale e dal rappresentare con preoccupazione alcuni elementi particolarmente critici. 

LA FLC CGIL ritiene che il Piano, tutto improntato alla retorica dell’eccellenza, sia poco definito tranne che per lo schema di riorganizzazione dell’Amministrazione Centrale. Intanto si dovrà chiarire come il Piano potrà essere finanziato visto che le risorse previste nella Legge 234/21 saranno interamente utilizzate per ripianare l’ammanco di bilancio, di cui siamo venuti a conoscenza solo il 31 maggio durante la presentazione del Piano al personale.

La FLC CGIL ha sempre chiesto che la Presidente affrontasse prioritariamente la sburocratizzazione dell’Ente, in parte sollecitando la politica a rimuovere i vincoli che lo costringono negli schemi rigidi della PA e che mal si conciliano con la specificità della Ricerca, in parte snellendo le farraginose procedure interne che tengono in ostaggio la Rete scientifica. Purtroppo dal Piano, e in particolare nello schema “Futuro Organigramma del CNR” si evince una gerarchizzazione e un accentramento del potere nelle mani del DG, che assumerebbe compiti più da Amministratore Delegato di un Ente privato, piuttosto che di un Ente pubblico come il CNR. Uno schema inoltre dalla dubbia efficacia, che moltiplica gli uffici dirigenziali trasformando l’Amministrazione Centrale in un “poltronificio” e che propone le nuove strutture dei Provveditorati. Dagli enunciati, questi dovrebbero servire a decentrare le attività amministrative, mentre di fatto sono strutture che limiteranno l’autonomia gestionale-amministrativa della Rete scientifica, comportando un rallentamento nel raggiungimento degli obiettivi e delle attività progettuali di ciascun Istituto. Secondo noi è perdente l’idea che un’amministrazione efficiente debba essere fisicamente vicina alla rete quando, nell’era digitale, è invece necessaria una vicinanza organizzativa che si esprime nel senso della flessibilità e adattabilità alle esigenze della rete. La Rete non ha bisogno di un’amministrazione distribuita sul territorio, ma di un’amministrazione organizzata con un’attenzione all’efficacia dell’attività di ricerca.

Esprimiamo forte preoccupazione perché la scelta di individuare nella Ricerca Fondamentale (intesa come attività che mira all’ampliamento delle conoscenze scientifiche e tecniche non necessariamente connesse ad obiettivi industriali o commerciali, e quindi inclusiva della ricerca applicata) l’obiettivo prevalente del CNR rischia di essere un boomerang se non sarà accompagnata da un sostanziale aumento del finanziamento pubblico che in Italia è sempre stato l’unica fonte di finanziamento della Ricerca fondamentale. Nello stesso tempo è indispensabile che le expertise di tutto quel personale, che in questi anni si è specializzato nelle diverse fattispecie della Ricerca Scientifica e Tecnologica, possano trovare adeguate opportunità di valorizzazione. Infatti, non possiamo dimenticare che esistono Istituti che lavorano da sempre sull’innovazione tecnologica e hanno stretti contatti con aziende, collaborando quindi ad un avanzamento tecnologico anche del Paese.

Fa più rumore ciò che non c’è

E’ con forte disappunto che si rileva l’assenza, nello schema di riordino, della Biblioteca Centrale “Guglielmo Marconi”. Istituita nel 1927 conseguentemente all’attribuzione al CNR del diritto di deposito legale delle pubblicazioni tecnico-scientifiche prodotte in Italia (R.D.L. n.638/1927), è una struttura autonoma con una natura e una funzione precisa: conservare promuovere e valorizzare la cultura scientifica nazionale e internazionale attraverso la realizzazione e la gestione di servizi bibliotecari, documentali e informativi. Fin dal  1927 (R.d.l. n. 2105, art. 5), la struttura costituisce la “Biblioteca Nazionale della Scienza e della Tecnica” ed è considerata alla stregua delle due Biblioteche nazionali centrali di Roma e Firenze per il settore tecnico-scientifico. Il ruolo di rilievo della Biblioteca Centrale Guglielmo Marconi è stato ribadito e confermato da numerose Leggi e Decreti. Infine, dal 2017 la Biblioteca Centrale è entrata a far parte del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) il cui catalogo collettivo è stato inserito dall’AGID tra le basi di dati di interesse nazionale nell’ambito del Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2019-2021. La rilevanza che nel tempo è stata acquisita dalla Struttura ha permesso che venissero favorite, in ambito biblioteconomico e non, relazioni con altre istituzioni culturali, pubbliche e private e, creando sinergie comuni in direzione di nuove progettualità. Oggi il Piano proposto in approvazione al CdA cancella con un sol colpo di spugna un pezzo di storia così importante.

E’ un piano per un Ente nuovo

LA FLC CGIL si batte per un CNR migliore e moderno, più funzionale ed efficiente, ma questo non può avvenire con fughe in avanti, perché il rischio è che tutto cambi lasciando tutto com’è. La valorizzazione delle risorse, delle strutture, delle competenze e delle figure professionali scientifiche, tecnologiche e amministrative interne all’Ente, deve essere rimessa al centro del processo di riordino altrimenti questo resterà monco e fra qualche anno ci ritroveremo con un altro riordino a cui far fronte.

LA FLC CGIL vuole essere protagonista di questo processo e non si accontenterà delle informative comunicate qualche giorno prima dell’approvazione dei passaggi cruciali, che potrebbero cambiare la vita dell’ENTE. In questo senso come accennato in precedenza, la FLC CGIL metterà in campo tutte le sue risorse per contribuire costruttivamente con tutto il personale, ad un vero rilancio del CNR.


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