Mobilità scuola 2023/2024: accesso a pieno titolo anche per i docenti neo-immessi a.s. 2022/2023

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Il Decreto Legge 44 del 22 aprile 2023 ora in Gazzetta Ufficiale, nel capitolo “Misure in materia di potenziamento e riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni” interviene modificando, all’art.5, alcune disposizioni legislative in materia di istruzione afferenti al Testo unico 297 del 16 aprile 1994.

Per un panorama completo delle novità, rimandiamo ad un nostro precedente articolo; qui vogliamo soffermarci sulla questione specifica del vincolo triennale, motivo della partecipazione ai movimenti “con riserva” dei docenti neo assunti a tempo indeterminato a.s.2022/2023.

Il mancato accordo per rivedere precise parti del CCNI 2022/25, ha avuto come conseguenza la decisione unilaterale del Ministero sfociata nell’emanazione della OM 36/2023 dove, all’art.1 c.6 è stato formalizzato il passaggio oggetto della contrapposizione, cioè la possibilità di accedere alla mobilità ma con convalida “subordinata all’entrata in vigore dell’intervento legislativo”. Una partecipazione “in fieri” però non definitiva.

Ed è proprio il DL 44/2023 a sciogliere ogni dubbio, rinviando il triennio di permanenza, comunque previsto per legge all’art.13, c.5, del D.Lgs 13 aprile 2017, n. 59, a decorrere dalle immissioni in ruolo a.s 2023/2024.

Per quanto riguarda le operazioni di mobilità, quindi, le domande già acquisite entro il termine del 21 marzo scorso fino ad ora tenute sospese, saranno lavorate e inserite a sistema per l’elaborazione insieme a tutte le altre.

Di certo un esito positivo per gli interessati, che raggiunge tardi il risultato voluto dai sindacati durante la trattativa. Ci dobbiamo aspettare, tuttavia, che il rinvio aprirà un nuovo capitolo di rivendicazioni per coloro che ne saranno coinvolti prossimamente, perché è difficile credere ci sia una pacifica accettazione di disposizioni diverse da un anno all’altro su un tema così sentito.

Come FLC CGIL continueremo a rappresentare fino in fondo queste ragioni, convinti che servano accordi contrattuali stabili ed esigibili, senza lasciare alla transitorietà degli interventi politici una materia che ha ricadute profonde sulla vita lavorativa delle persone.


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