Giovani poeti crescono (e imparano). Didattica innovativa in una scuola di Ferrara all’insegna dell’inclusione.

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“Il progetto The new poets nasce dalla collaborazione con un mio ex studente, Simone Salvi, che oggi produce musica a Barcellona. Un giorno mi ha inviato un videoclip musicale dicendomi che il contenuto era stato preso dalle mie lezioni di educazione civica. Allora abbiamo deciso di progettare una nuova canzone con una nuova classe. Questa canzone si chiamava La nostra rivolta. La poesia sfida il razzismo”. Così Marco Toscano, docente di lettere all’Ipsia Ercole I d’Este – Iis Copernico-Carpeggiani di Ferrara, inizia il racconto di un progetto didattico innovativo che punta a promuovere, si legge sul sito, “la poesia, la musica, la danza e le arti visive e favorisce l’integrazione degli alunni con bisogni educativi speciali nel sistema scolastico”.

Da quell’inizio, tante altre canzoni sono state prodotte, tutte su grandi temi sociali, tra cui il femminicidio e la sicurezza sul lavoro. Poeti nuovi, le studentesse e gli studenti dell’istituto che – insieme a docenti e professionisti volontari – affrontano argomenti di stringente attualità attraverso videoclip a ritmo di rap. L’ultimo prodotto a cui stanno lavorando, in collaborazione con l’Avis di Ferrara, ha come tema la donazione del sangue. Si tratta di un lavoro partecipativo che coinvolge insegnanti e professionisti esterni, in laboratori di canto, danza e informatica in cui lo scambio di esperienze e la partecipazione collettiva per giungere a un prodotto finale è parte essenziale del percorso.

Una creazione collaborativa, insomma, che è proprio il senso che dovrebbe avere una didattica non pensata solo in senso tradizionale e frontale. Del resto, come ricorda il dirigente scolastico Francesco Borciani, in una scuola “con un’utenza che comprende anche molti ragazzi stranieri, ragazzi che vengono da famiglie meno strutturate e meno capaci di sostenerli e con percorsi scolastici difficoltosi è complicato trovare le modalità didattiche adeguate. Una didattica tradizionale qui funziona a fatica”. Da queste esigenze, anche legate al territorio, nascono i tanti progetti di didattica innovativa e inclusiva che, sottolinea Toscano, “hanno notevolmente ridotto l’abbandono scolastico”.

Eleonora Dotti, studia moda ed è al quarto anno. Nel laboratorio, ci dice, “stiamo realizzando un logo che andrà sulle magliette dei ballerini, su una borsa, uno skateboard e un ipad che avranno i protagonisti di questo video”. Scopo del video, aggiunge, “è far capire agli altri quanto è importante donare il sangue. Il progetto ci aiuta a crescere e a capire quanto sia fondamentale lavorare per aiutare il prossimo”.

Il tutto, ovviamente, mai disgiunto dalle competenze e dalle abilità che un curricolo scolastico deve offrire a studenti e studentesse: “Stimolare l’intelligenza creativa attraverso lo sviluppo e la trasformazione delle idee in realtà sono i due obiettivi principali che sono alla base dei saperi creativi della moda e dello sviluppo di questo progetto”, sottolinea Sonia Zito, docente di progettazione e produzione per la moda. Una sfida che, aggiunge, “ha permesso loro di conoscere i principi del textile design attraverso lo studio del concetto di elemento e di modulo, dei rapporti di stampa per la progettazione e delle metodologie di stampa per la produzione”. 

I partecipanti, sottolinea l’insegnante, “hanno progettato un elemento di partenza che potrà essere utilizzato come logo o moltiplicato per essere trasformato in un pattern e successivamente in una texture da inserire su una t-shirt o un capo d’abbigliamento”. “Hanno così imparato – conclude – a trasformare il sapere creativo manuale in creativo digitale, utilizzando la moda, uno dei più potenti, sottovalutati e banalizzati mezzi di comunicazione, per veicolare un messaggio sociale positivo e promuovere la donazione del sangue.”

L’età dei donatori si è alzata”, conclude saggiamente Mario Brugnolo, studente di informatica e skater (in queste vesti apparirà in video con una goccia di sangue sui propri vestiti) e dunque “spero che questo nostro lavoro spinga i giovani a donare di più”.


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