I dati reali della Fondazione Agnelli e quelli veri della scuola militante

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La Fondazione Agnelli ha pubblicato nei giorni scorsi un agile pubblicazione dal titolo assai significativo “Le risorse per la scuola: luoghi comuni e dati reali”. Le tesi espresse dagli estensori sono chiare: complessivamente le risorse dedicate alla scuola in Italia sono in linea con quelle dei principali paesi dell’Unione Europea, la dotazione organica del personale ha un trend dal 2011 in ascesa, gli stipendi sono un po’ più bassi di quelli degli altri Paesi ma ciò dipende fondamentalmente da una progressione economica basata solo per anzianità invece che su criteri meritocratici, i docenti lavorano poco.

Il primo pensiero volge immediatamente a Tremonti-Gelmini e agli 8 miliardi di tagli dell’organico (circa 130 mila posti in meno) effettuati durante il governo Berlusconi IV, le cui norme applicative sono continuamente richiamate come un mantra in tutti i provvedimenti sugli organici fino ad oggi. Loro non lo sapevano, ma i tagli non erano affatto reali. Tutta propaganda di sindacati infingardi e bugiardi.

Naturalmente i fatti non stanno così. I dati scelti e le informazioni ricavate non sono mai neutri ma rispecchiano chiaramente un orientamento sul modello di scuola che si intende sostenere.

Per la FLC CGIL occorrono più investimenti per dare gli strumenti alla scuola per formare cittadini che dovranno affrontare sfide epocali, in coerenza con quanto previsto dalla Costituzione Repubblicana: elevare l’obbligo scolastico fino ad almeno 18 anni, rendere obbligatoria la scuola dell’infanzia, incrementare il tempo scuola soprattutto laddove esso è particolarmente carente, lotta senza quartiere alle diseguaglianze territoriali e sociali che hanno nell’abbondono scolastico la sua piaga più dolorosa, stop totale a qualsiasi tentativo di autonomia differenziata, stipendi adeguati alla complessità e responsabilità del lavoro svolto, grandi investimenti pluriennali nella costruzione di scuole sicure. Per fare tutto questo occorrono risorse. Per questo chiediamo l’impegno delle forze politiche ad incrementare le risorse per la scuola dell’1% rispetto al PIL del Paese.

Approfondimento

In premessa, uno degli aspetti da segnalare è l’utilizzo a fisarmonica nella pubblicazione di FGA degli archi temporali su cui calcolare i dati e ricavare le tesi sostenute.

Innanzitutto appare evidente il calo di risorse sul PIL a partire dal 2010 a seguito delle politiche regressive di Tremonti-Gelmini. Ricordiamo che riduzioni di 0,4/0,5 per cento sul PIL significano dai 7 ai 9 miliardi in meno. L’incremento nel 2020 e nel 2021 è stato determinato dalle risorse per il contrasto al COVID-19. Ma è prevista una riduzione di 0,5 entro il 2025 (DEF 2022 – Programma di stabilità Tavola IV.3) con risorse che rimangono costanti fino al 2070! Peraltro la previsione della spesa per istruzione in rapporto al PIL include le misure di parte corrente e in conto capitale finanziate tramite il programma NextGenerationEU. Su questo tema la FGA utilizza come arco temporale il periodo 2008-2020.

Sul personale la Fondazione parte a valle dei tagli di Tremonti-Gelmini ossia dal 2011. L’arco temporale utilizzato è pertanto il periodo 2011-2020. Questa scelta è molto significativa perché il 2011 (a parte il 2012) è il punto più basso della dotazione organica degli ultimi 20 anni. In ogni caso l’incremento successivo non tiene in debito conto dell’ampliamento dei posti di sostegno di cui una parte cospicua è rappresentata dai posti in deroga e dell’esplosione del numero di precari (ma occorre tenere presente anche della stabilizzazione degli ex LSU). Questi i dati pubblicati a fine agosto 2022 dall’ARAN:

Occupati scuola a t.i.

2001: 975.456
2011: 882.033
2020: 907.817

Occupati scuola a t.d.:

2001: 159.389
2011: 133.556
2020: 270.049.

Nell’incidenza della spesa nel settore scolastico (in questo caso l’arco temporale considerato è 2008-2020), nel calcolo del costo per studente (anno di riferimento 2021) e nel rapporto studenti/docenti (periodo 1970-2022), la FGA non tiene in alcun conto la spesa per i docenti di sostegno. L’Italia è l’unico Paese che ha fatto dell’integrazione il punto di riferimento nelle politiche educative sulla disabilità, resistendo al tentativo di medicalizzare o, peggio, segregare i disabili. Per i dati ci aiutano quelli forniti mensilmente da NOIPA (confermati dal Rendiconto dello Stato 2021). Ad esempio nell’esercizio finanziario 2021 le spese per i docenti di sostegno sono stati quasi 6,5 miliardi con un numero di lavoratori (a t.i. e a t.d.) pari a quasi 190 mila. È chiaro che non tener conto di tale aspetto rende le tesi sostenute piuttosto deboli. A questo si aggiunga il fatto che la FGA evita di ipotizzare una simulazione di quanto personale occorrerebbe applicando, ad esempio, le norme sugli organici pre Tremonti-Gelmini. Ricordiamo infine, che i tagli di Tremonti-Gelmini partivano proprio dell’incremento di un punto del rapporto alunni/docente (Legge 133/09 art. 64 comma 1).

Sulle retribuzioni la FGA continua a ignorare un dato di partenza: gli stipendi dei docenti in confronto ai dipendenti pubblici italiani a parità di titolo di accesso sono ancora oggi gravemente più bassi. 

L’idea che la carriera del docente sia legata fondamentalmente alla performance individuale da premiare con incrementi retributivi, ripropone chiaramente un’idea di scuola che perde i connotati di luogo di confronto democratico e di comunità educativa che opera come soggetto collettivo finalizzato a formare cittadini autonomi e con capacità critica. Si tratta di un orizzonte culturale ed educativo che la FLC CGIL respinge in toto.

Infine, con riferimento al numero di ore di lavoro settimanali, mettere a confronto i dati della secondaria di I grado del lontano 2018 con quelli della media europea appare davvero assai opinabile.


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