Istat: dal Governo nessun rispetto dell’autonomia dell’Istituto

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Roma, 14 marzo – La valanga di reazioni suscitate dalle vergognose citazioni fasciste ha costretto Claudio Anastasio a dimettersi da amministratore delegato della 3-I SpA, ma non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Solo ieri abbiamo scritto ai componenti delle Commissioni affari costituzionali di Camera e Senato per chiedere di non approvare la conferma di Gian Carlo Blangiardo alla presidenza dell’Istat: un tentativo di mantenere alla guida dell’ente responsabile della produzione statistica ufficiale del Paese un altro uomo di fiducia della destra, che peraltro – come riportato oggi anche da organi di stampa – in ragione del già avvenuto pensionamento non è più in possesso del primo e fondamentale requisito previsto dalla legge, cioè quello secondo il quale il presidente dell’Istat è “scelto tra i professori ordinari in materie statistiche, economiche ed affini” (Decreto Legislativo 6 settembre 1989, n. 322, articolo 16, comma 1), ossia tra i docenti universitari di ruolo di più alto livello.

A maggio scorso avevamo scritto invece ai senatori delle Commissioni I e VII per spiegare quanto fosse sbagliato e pericoloso coinvolgere l’Istat nel progetto di costituzione della 3-I SpA, uno degli atti della presidenza Blangiardo più contestati dalle lavoratrici e dai lavoratori che rischia di portare di fatto alla esternalizzazione di importanti funzioni informatiche, svolte fino ad ora egregiamente all’interno dell’Istituto.

Ribadiamo quindi la richiesta al Parlamento di vigilare attentamente sulle scelte operate dal Governo su istituzioni e ambiti di così grande rilievo, respingendo la proposta di conferma di Blangiardo e intervenendo con un provvedimento ad hoc per escludere l’Istat dalla 3-I, perché la statistica ufficiale, che non ha nulla a che fare con la fornitura di servizi informatici per la pubblica amministrazione, deve restare indipendente.


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