ISTAT: la prossima settimana incontro con il sottosegretario Butti sulla 3-I

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Si è svolto questa mattina il presidio convocato dalle organizzazioni sindacali FLC CGIL, UIL Scuola RUA, FGU Ricerca e SNALS-CONFSAL Ricerca.

La segreteria del sottosegretario alla presidenza del consiglio Senatore Butti ha accordato un incontro per la prossima settimana con una delegazione, in un giorno e orario ancora da definire.

L’assemblea ha ribadito le ragioni della mobilitazione sulla 3-I Spa evidenziando – tra gli altri – i seguenti aspetti:

  • La mancanza di vantaggi per l’Istat: i fondi del PNRR per la digitalizzazione sono infatti destinati a INPS e INAIL

  • La differente natura dell’Istat (ente di ricerca) rispetto agli altri due enti (vigilati dal ministero del lavoro)

  • La differente attività: l’Istat non eroga nessun servizio diretto al cittadino

  • Il ruolo sempre più marginale dell’Istat nella società in termini di capitale sociale

  • La pericolosità del conferimento già “preautorizzato” a settembre (ma comunicato due mesi dopo) di tutti i beni hardware e software dell’Istat, nonché di tutti i contratti di appalto informatici, in una lista assolutamente insensata, comprendente tra l’altro licenza gratuite o scadute, hardware dismesso, software in house che ha un grande valore per l’Istat ma probabilmente per nessun altro, ecc.

  • La gravissima ulteriore ipotesi, venuta dall’informativa data dall’INAIL ai sindacati, di conferire a 3-I la sede storica di Contabilità Nazionale a via Depretis.

  • L’assoluta mancanza di trasparenza nel percorso decisionale da parte dei vertici dell’ISTAT

Siamo ovviamente pronti a rappresentare al nuovo esecutivo tutte le criticità di questo progetto, in particolar modo per l’Istituto Nazionale di Statistica, il suo ruolo di produttore dei dati della statistica ufficiale, autonomo e indipendente. 

In seguito all’incontro decideremo con lavoratrici e lavoratori come proseguire la mobilitazione, anche in collegamento con altre tematiche, interne ed esterne, a partire dall’esiguo piano di fabbisogno, dal tentativo di restringere la flessibilità dell’orario di lavoro, e dalla mancanza ad oggi, per l’Istat come per tutti gli enti di ricerca non vigilati dal MUR, di fondi adeguati per una seria riforma dell’ordinamento professionale.


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